La protesta
Allarme ailanto, la pianta che spacca tutto
Comune, Istituto di biologia e Università di Pisa lavorano a un progetto e cercano i finanziamenti
PIOMBINO. Un progetto Life da presentare alla Comunità europea entro fine giugno per ottenere i finanziamenti necessari. È a quanto sta lavorando l’Università di Pisa, dipartimento di agraria, partner dell’istituto di biologia ed ecologia marina di Piombino nel progetto, commissionato dall’amministrazione comunale, sullo studio delle modalità di contenimento ed eventuale eradicazione dell’ailanto. Di cosa si tratta? L’ailanto, volgarmente chiamata “albero del cielo” o “albero del paradiso” è una pianta originaria della Cina, dalla quale è stata introdotta nel Settecento come albero da giardino prima di sfuggire al controllo un po’ in tutta Europa. Gli aspetti più preoccupanti di questa pianta sono infatti la capacità di inibire la crescita di altri tipi di vegetazione e l’attitudine a rigenerarsi a ogni tentativo di eliminazione. «Abbiamo fatto una riunione intordotta dal nuovo presidente Stefano Sanna per coordinare un progetto di studio e contenimento dell’ailanto con Comune di Piombino, Università di Pisa (prof. Lorenzini e Nali di agraria), Aferpi e Arcelor Mittal - afferma Roberto Bedini, direttore dell’istituto di biologia - Tutti siamo convinti dell’impossibilità di eliminazione dell’ailanto, così com’è per ogni specie aliena; la necessità è tuttavia quella di realizzare uno studio approfondito per trasformare il problema in una risorsa. L’università di Pisa sta lavorando allo studio».
Le opportunità di riutilizzo dell’ailanto sono già intuibili dalla natura stessa della pianta e dall’esperienza già provata altrove: gli scarti potrebbero diventare un buon combustibile, mentre la capacità che hanno le sostanze della pianta di inibire altri tipi di vegetazione fa pensare all’ipotesi di impiego come diserbante. «Ho scoperto l’ailanto anni fa, a Pianosa - spiega Bedini - Mi fu fatta notare da uno studioso che collaborava con noi; una volta rientrato a Piombino mi accorsi che era ovunque, diventando un concreto pericolo». L’ailanto ha infatti la forza di spaccare con il tempo muri e tubazioni; non vengono in questo senso risparmiati i contesti meno naturali, con la presenza della pianta intorno alle abitazioni, lungo la ferrovia, all’interno delle industrie, nei pressi delle centraline elettriche. Uno dei casi maggiormente “attaccato” dall’ailanto è il castello di Piombino. «L’idea è di coinvolgere nel progetto altri centri urbani, da San Vincenzo a Castiglione della Pescaia - dice Bedini - La questione è infatti trasversale. La nostra indagine ha mostrato uno scenario completamente invaso dall’ailanto, una pianta che può arrivare ai 26 metri di altezza, con profonde radici e infiorescenze capaci di liberare migliaia di semi».
«Stiamo valutando un progetto Life per accedere a finanziamenti comunitari - afferma l’assessore Claudio Capuano - Parliamo di una pianta ormai ovunque che, se tagliata, ricresce più forte di prima; prepotente e pericolosa. Al momento tuttavia l’unico strumento che abbiamo per contenerla è tagliarla e controllare che non cresca troppo. L’università di Pisa è interessata a studiarla approfonditamente e a trovare il modo di farne una risorsa. Vedremo».
Francesca Lenzi
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