Sicurezza
Non conta se la pistola è finta
Per la legge l’arma è equiparata a una vera e quindi scatta l’aggravante
PIOMBINO. Commettere una rapina usando un’arma giocattolo è come commetterla con un’arma vera: per la legge, si tratta sempre di rapina a mano armata. Aggravata, dunque. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con una sentenza dell’ottobre 2014: «Quando l’uso o il porto d’armi è previsto quale elemento costitutivo o circostanza aggravante del reato - scrivono i giudici della seconda sezione penale - il reato stesso sussiste o è aggravato anche qualora si tratti di arma per uso scenico o di giocattoli riproducenti armi la cui canna non sia occlusa a norma del quarto comma». Pertanto, la sussistenza dell’aggravante deve considerarsi ancorata al dato obiettivo dell’uso dell’arma giocattolo priva del richiesto tappo rosso, a prescindere da ogni valutazione in ordine alla sua reale capacità intimidatoria. In conclusione, si legge in sentenza, «si deve pur sempre trattare di un oggetto che abbia l’apparenza esteriore di un’arma, tale da ingenerare equivoco».
E in base all’articolo 628 del codice penale la pena per la rapina aggravata è della reclusione da quattro anni e sei mesi a venti anni e della multa da milletrentadue euro a tremilanovantotto euro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
