Sicurezza
Incastrati dai filmati e dai testimoni
Arrestati dopo il colpo di via Ischia, i due sono stati riconosciuti mentre si toglievano i passamontagna e salivano in auto
PIOMBINO. Fino a ieri erano praticamente incensurati, a parte un piccolo precedente a carico di uno dei due. Ora rischiano di fare qualche anno di carcere per rapina aggravata, avendo agito a volto coperto e a mano armata. Anche se la pistola era una scacciacani senza il tappino rosso.
Nunzio Allocco, 28 anni, e Luigi Amoruso, 29, sono i due giovani arrestati dalla polizia per la rapina messa a segno giovedì sera alla farmacia di Montemazzano, in via Ischia. Entrambi originari di Mugnano di Napoli ma residenti da tempo a Piombino, il primo è cassintegrato delle acciaierie e il secondo disoccupato.
«Due persone alle prime armi ma in grado di pianificare e mettere a segno un colpo quasi perfetto» commentava il dirigente del commissariato Walter Delfino, durante la conferenza stampa di ieri mattina organizzata insieme al capo dell’anticrimine Antonio Solito. «Quasi» perfetto: perché hanno commesso alcuni errori. Il più grave è stato quello di usare l’auto di uno dei due e di farsi riconoscere durante la fuga, nel momento in cui si sono sfilati i passamontagna. Forse erano troppo sicuri di avercela fatta.
Ma ripartiamo dall’inizio per ricostruire la serata di giovedì.
Sono le 18,15 quando Allocco e Amoruso vengono visti (e filmati dalle telecamere) davanti alla farmacia. I due amici sono seduti sulle panchine lì di fronte, a volto scoperto ma di spalle rispetto alle telecamere. Dalla vetrina si vede che, dentro, ci sono ancora gli ultimi clienti. La farmacia chiude alle 19. Alle 18,30 restano dietro il bancone solo due donne: la direttrice e un’impiegata.
Allocco e Amoruso a quel punto si alzano, si calano sul volto i passamontagna e fanno irruzione. Uno entra spianando una pistola. E’ una copia di una Browning semiautomatica con il calcio in legno. La canna è stata anche grattata per togliere il lucido, renderla opaca e farla sembrare una pistola vera. Ovviamente, il tappino rosso è stato rimosso. L’altro ha una borsina di plastica. I due afferrano la direttrice Tiziana Spagnoli («Sembrava uno scherzo» dirà la donna) e la dipendente, Federica Romani. Le strattonano, le scaraventano a terra dietro il bancone. Prima svuotano la cassa, poi ordinano di aprire anche la cassaforte. Mettono i soldi nella borsa, in tutto 4.100 euro, quindi fuggono dal retro dove hanno lasciato parcheggiata l’auto di Allocco. E’ una Renault Twingo azzurra. Uscendo dalla farmacia, si sfilano i passamontagna, salgono in auto e sgommano in direzione di via Pertini. Ma vengono visti e riconosciuti. Sia loro che l’auto. Sono le 18,36 quando la direttrice telefona alla polizia. In farmacia arriva una volante, gli agenti acquisiscono le prime testimonianze e i filmati. Nel frattempo i due vanno nel garage di Allocco, al Perticale, dopo aver parcheggiato l’auto qualche isolato più lontano. Allocco si tiene le stecche degli spiccioli. Amoruso prende le banconote, esce, sale su un pullman e va a casa sua, ai Diaccioni. Entrambi si disfano del materiale: passamontagna e pistola finiscono in un cassonetto di via Lerario, i vestiti usati per la rapina in uno di via Di Vittorio.
La polizia va a bussare a casa di Allocco. Apre la porta il padre, che non sa niente. Il figlio è in garage. Viene incrociato sulla scale mentre sale. All’inizio cade dalle nuvole. Gli agenti si fanno accompagnare alla sua auto. Il motore è ancora caldo. Poi conducono il giovane in commissariato, gli spiegano che hanno già raccolto testimonianze e filmati. E alla fine lui cede. Stesso copione a casa di Amoruso, ai Diaccioni. Alla fine vengono recuperati duemila euro. Il resto non si sa che fine abbia fatto.
Su disposizione del sostituto procuratore di turno, la dottoressa Fiorenza Marrara, i due vengono messi ai domiciliari in attesa della convalida e della direttissima. L’udienza potrebbe tenersi stamani.
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