Il Tirreno

ACCIAIERIE

Aferpi, ora il sindacato vuole Renzi

Cristiano Lozito
Il consiglio di fabbrica di mercoledì pomeriggio (foto Paolo Barlettani)
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Il consiglio di fabbrica di mercoledì pomeriggio (foto Paolo Barlettani)

Perdura la crisi di liquidità e Fim, Fiom, Uilm chiedono un incontro alla Presidenza del consiglio: «Il Governo è garante dell’operazione»

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PIOMBINO. Le rassicurazioni del Mise non bastano più e il sindacato – con l’acciaieria in crisi di liquidità – punta a Palazzo Chigi, chiedendo a Matteo Renzi un incontro urgente a cui partecipi anche il presidente di Aferpi, Issad Rebrab.

E’ questa la sintesi di una giornata iniziata con l’incontro tra l’ad Fausto Azzi e i segretari di Fim, Fiom e Uilm, e proseguita nel pomeriggio col consiglio di fabbrica a porte chiuse che al termine ha diffuso un laconico comunicato, esprimendo «la propria preoccupazione riguardo alle continue fermate dei treni di laminazione» e chiedendo appunto un incontro alla Presidenza del Consiglio «per garantire la continuità produttiva e la stabilità del progetto».

Al mattino dunque Azzi ha ribadito ai sindacati pochi concetti: le voci su due possibili dimissioni sono assolutamente inventate perché non ha alcuna intenzione di lasciare la società, così come sono infondati i rumors sul possibile ingresso in società di un fondo di Dubai in grado di portare denaro fresco.

Ai segretari di Fim Fiom e Uilm (Fausto Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda) Azzi ha mostrato un dettagliato cronoprogramma delle azioni previste da qui al 2018, a dimostrazione della serietà del progetto Aferpi, aggiungendo che con Sms Demag tutto sta procedendo secondo le previsioni e che non ci sono rallentamenti o perdite di tempo.

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Il problema dunque resta sempre quello: il denaro per il “circolante”, quella carenza di liquidità che costringe l’azienda a marciare a singhiozzo, costretta ad attendere il rientro dei crediti del materiale fornito ai clienti (con le relative tempistiche) per poter acquistare a propria volta il semiprodotto. Così i laminatoi sono fermi o si fermeranno all’inizio della prossima settimana.

Aferpi ha chiarito che per tpp e tmp è prevista una ripresa dell’attività all’inizio di luglio, mentre il tve sconta lo stop alle importazioni deciso dall’Algeria (altro sgarbo a Rebrab da parte del suo governo, pagato peraltro da tutto il mondo siderurgico del nord Italia) e potrebbe ripartire nella seconda metà del mese prossimo.
Manca denaro dunque per dare continuità alla produzione, e Azzi ha confermato il già noto permanere delle difficoltà ad avere credito dalle banche, spiegando comunque che vari contatti sono tutt’ora in corso.

L’ad non ha nascosto la sua irritazione sia per la poca fiducia fin qui registrata da parte degli istituti di credito, che per la mancanza di concretezza da parte del Governo nel mettere in atto l’impegno a sostenere Aferpi con le banche.

Da questo incontro, e dalla successiva discussione in consiglio di fabbrica è maturata la decisione del sindacato di alzare il tiro. Un incontro al Mise di fatto era già programmato per fine giugno-inizio luglio, ma la tesi di Fim, Fiom e Uilm è che, visto che è il Governo il garante di tutta l’operazione, occorre una parola chiara dal suo livello più alto, la Presidenza del consiglio.

Un incontro urgente per la cui organizzazione verranno investiti i segretari nazionali del sindacato, e a cui viene giudicata indispensabile la presenza di Rebrab.
 

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