Sicurezza
Aferpi, il Governo tace Azzi convoca i sindacati
Al termine dell’incontro Fim, Fiom e Uilm terranno il consiglio di fabbrica Con l’azienda in crisi di liquidità partirà la richiesta al Mise di un incontro urgente
PIOMBINO. L’amministratore delegato di Aferpi, Fausto Azzi, stamattina incontrerà i segretari di Fim, Fiom e Uilm. Un incontro che la stessa azienda ha ritenuto necessario dopo l’aggravarsi della situazione dal punto di vista finanziario che di fatto ha portato a bloccare l’attività dei laminatoi, senza che al momento sia possibile immaginare una data per la ripartenza dell’attività.
La telefonata dell’azienda del resto ha solo anticipato la richiesta che sarebbe partita dal sindacato, decisamente preoccupato per la piega che sta prendendo la vicenda ex Lucchini proprio quando, col mercato che sembrava rispondere in senso positivo, Fim, Fiom e Uilm si preparavano a discutere il tena dell’estensione dei contratti di solidarietà a tutti i lavoratori che, secondo gli accordi, dovranno rientrare in Aferpi entro novembre. Alle 14,30 poi si terrà un consiglio di fabbrica, nel quale rsu e segretari discuteranno dell’esito dell’incontro mattutino.
Probabile quindi che già oggi dal sindacato parta la richiesta al ministero dello Sviluppo di un incontro da tenere in tempi rapidissimi.
Nell’ultimo incontro a Roma del 19 maggio infatti lo stesso Azzi aveva giocato a carte scoperte, spiegando che la situazione finanziaria, o meglio la liquidità disponibile, era tale da rendere necessario l’intervento del Governo.
La richiesta esplicita era stata quella di un’azione diretta del Governo per sbloccare la situazione con le banche. L’amministratore delegato di Aferpi aveva avvertito del rischio imminente di lunghe fermate, come infatti sta avvenendo in questi giorni.
Il Governo, secondo quanto riferito dai sindacati, aveva dichiarato la volontà di sostenere il progetto Aferpi anche attraverso una società emanazione della Cassa depositi e prestiti, la Sace, che avrebbe dovuto fornire le lettere di credito a garanzia per gli acquisti. Si parlava di un centinaio di milioni di prestito per il circolante, in realtà sarebbe sufficiente la metà che – secondo quanto sostiene Aferpi – è garantita dai crediti con i clienti.
Tutto ciò non è avvenuto e così si è arrivati rapidamente al blocco dell’attività, mentre l’azienda continua a sostenere che invece non esiste problema per gli investimenti.
In sostanza, perdurando le difficoltà di Issad Rebrab a disporre dei propri fondi custoditi nelle banche algerine – il presidente ha comunque rivelato di aver già messo 87 milioni nell’azienda del primo luglio dell’anno scorso, quando ha acquistato Lucchini – l’azienda ha già spiegato che tutte le risorse disponibili andranno negli investimenti. le banche dunque sarebbero disponibili a finanziare, almeno in parte, il progetto, ma non a mettere soldi per soddisfare le esigenze di liquidità di Aferpi.
La nomina da parte di Rebrab di un consulente finanziario francese allora viene letta come l’estremo tentativo di allargare l’orizzonte dei possibili finanziatori, guardando fuori dal nostro Paese.
Si sa che Rebrab si sente deluso dall’Italia e dal comportamento del Governo, con troppi interlocutori che si sono alternati al Mise, ultimi in ordine di tempo il ministro Carlo Calenda e la vice Teresa Bellanova. Ma certo anche il sindacato ha sempre indicato il Governo come garante degli accordi che sono stati faticosamente raggiunti nel corso dei mesi. E dal Governo Fim, Fiom e Uilm vogliono tornare al più presto per avere una risposta chiara rispetto al sostegno che l’esecutivo può e vuole dare al progetto Aferpi. Perché anche per loro governare questa situazione di assoluta incertezza si sta rivelando sempre più difficile.
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