Gioco
Crisi di liquidità, si fermano i laminatoi
Ancora nessuna risposta dalle banche dopo l’appello di Azzi al Governo, smentite le voci di dimissioni dell’amministratore delegato
PIOMBINO. Sono giorni ad alta tensione in Aferpi, legata principalmente alle persistenti difficoltà finanziarie, con i tentativi di ottenere credito per il “circolante” che ancora non hanno sortito effetti.
La richiesta al Governo di un aiuto con le banche, formulata da Fausto Azzi nell’ultimo incontro al Mise, nonostante le rassicurazioni sembra caduta nel vuoto, situazione a cui nelle ultime ore sono state collegate le voci di dimissioni da parte dell’amministratore delegato, che fonti aziendali hanno definito «destituite di fondamento».
La crisi di liquidità si è fatta stringente, e il presidente Issad Rebrab, alle prese con la sempre più evidente ostilità del Governo algerino nei suoi confronti e le conseguenti, croniche difficoltà a disporre dei propri fondi in patria, ha deciso di avvalersi di un consulente finanziario francese, già presentato al management piombinese, che sarà operativo dai prossimi giorni con la missione di trovare credito fuori dai canali italiani, su cui continua a lavorare Azzi.
Così in azienda si è radicata la convinzione che il clima di sfiducia del sistema creditizio intorno alla rinascita della siderurgia piombinese sia legato all’azione dei siderurgici del nord, un’avversione tradotta dall’atteggiamento negativo delle banche nei confronti di un progetto importante come quello di Aferpi, mentre Arvedi proprio di recente ha ottenuto un finanziamento da Bei per circa 100 milioni e un altro prestito di 240 milioni da un gruppo di di banche guidato da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca popolare di Milano, Monte dei Paschi. Soldi che serviranno per l’installazione a Cremona di un nuovo forno elettrico di ultima generazione.
Intanto in Aferpi la carenza di liquidità ha portato a nuove fermate dei treni di laminazione, impedendo quello sviluppo dell’attività, la cosiddetta “continuità produttiva”, che mette concretamente a rischio l’ipotesi di contratti di solidarietà per gli oltre duemila lavoratori ex Lucchini dopo il 6 novembre, quando secondo gli accordi tutti rientreranno in Aferpi.
Il Tmp dunque è fermo da venerdì scorso, il treno rotaie laminerà fino alla terza settimana di giugno, il tve di fermerà una settimana prima. Si incrociano problemi di mercato (per le barre) a esigenze di manutenzione (ttp), a difficoltà nella disponibilità di semiprodotti per il tve, aumentate dallo stop alle importazioni di vergella deciso di recente dall’Algeria, a cui era dedicata gran parte della produzione del reparto. La ripartenza dei treni non ha per ora una data precisa, si parla di metà luglio, almeno per il ttp.
Si va a singhiozzo, dunque, con Aferpi che attende l’ingresso di liquidità in cassa col pagamento di ordini precedenti, visto che le banche continuano a non anticipare i crediti (che pure sono nell’ordine dei 50 milioni, quanti ne basterebbero per il circolante) e, al momento, il presidente Issad Rebrab non è intervenuto portando il denaro fresco che serve a dare continuità all’attività dello stabilimento.
Tutto ciò non significa – secondo fonti aziendali – che siano in discussione i progetti del forno elettrico e del nuovo treno rotaie. A fine maggio Sms Demag ha presentato il documento di sintesi, Aferpi ha chiesto degli approfondimenti tecnici giudicati necessari per dare il via alle gare per le opere connesse alla nuova acciaieria.
Nei prossimi giorni continuerà il confronto, ma in azienda comunque spiegano che i progetti vanno avanti, che non c’è un problema di scadenze con Sms, perché i pagamenti all’azienda costruttrice avverranno progressivamente con l’avanzamento dei lavori, e che comunque per gli investimenti i finanziamenti non mancheranno.
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