Toscana
Skype nel carcere per parlare coi familiari
Inaugurato il nuovo servizio per migliorare la vita dei detenuti, realizzato grazie a Soroptimist
PORTO AZZURRO. Luigi, detenuto del carcere di Porto Azzurro, ha potuto rivedere la moglie e il figlio dopo un anno e mezzo, nonostante fossero ancora a centinaia di chilometri da lui. Merito di Skype e della postazione Internet allestita nella sala dei colloqui del carcere grazie alla generosità delle iscritte all’associazione femminile Soroptimist dell’isola d’Elba, in collaborazione con l’associazione Dialogo e con la direzione del carcere. Il nuovo servizio realizzato per migliorare la vita all’interno dei detenuti è stato presentato ieri nel carcere di Porto Azzurro. Il direttore del carcere Francesco D’Anselmo ha fatto gli onori di casa. Con lui le guardie della polizia penitenziaria, il garante dei detenuti Nunzio Marotti e una nutrita rappresentanza del Soroptimist dell’isola che ha acquistato e donato al carcere la postazione multimediale con tanto di collegamento Skype. Un modo per offrire ai detenuti del carcere un momento di privacy e di intimità con i familiari che non sono in grado di venirli a trovare fisicamente nella struttura elbana. Il service è stato inaugurato con la prima chiamata di un detenuto che ha potuto parlare (e vedere) il figlio e la moglie, in collegamento dalla Campania. «Siamo sinceramente emozionati – ha spiegato Doriana Castaldi, presidentessa della sezione elbana del Soroptimist – questo servizio è importante per i detenuti. Come è nata l’idea? La presidente nazionale della nostra associazione ha dato alcune guide relative ai nostri progetti, indicando tra queste le attività nel carcere. A marzo abbiamo premiato Licia Baldi dell’associazione Dialogo per la nostra associazione e, parlando con lei, abbiamo pensato di dare una mano. Ci stiamo dando da fare e continueremo a lavorare per il carcere». Nunzio Marotti, garante dei detenuti, ha spiegato come «il diritto all’affettività sia importante per i detenuti: questo servizio viene incontro alle situazioni difficili, in cui per motivi economici e di altro tipo i familiari sono impossibilitati a venire a trovare i detenuti e a vivere con loro alcuni momenti intimi».
Il direttore del carcere D’Anselmo ci tiene a ringraziare il Soroptimist: «Da oggi siamo il 31° carcere italiano ad avere un collegamento Skype per i detenuti, lo dobbiamo a questa associazione: mantenere i rapporti familiari è importantissimo per delle persone che, in carcere, devono fare i conti tutti i giorni con la solitudine».
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