La manifestazione
«Sul progetto discarica non c’è ancora chiarezza»
Per gli organizzatori del confronto al Centro Giovani l’ampliamento dell’impianto deve essere destinato solo ai rifiuti provenienti dalle bonifiche dell’area industriale
PIOMBINO. Buona presenza di pubblico e numerosi interventi al confronto organizzato dalle associazioni Lavoro, salute, dignità, Restiamo umani, Legambiente, «“Ruggero Toffolutti” per la sicurezza dei luoghi di lavoro» e un gruppo di residenti di Colmata su “Bonifiche e discarica, perchè e per cosa”.
I promotori ne traggono un bilancio positivo e ricordano che lo scopo era quello di inquadrare la questione rifiuti in un contesto generale, evidenziando la necessità di risanare il territorio per annullare i fattori di rischio, permettendo nuova occupazione attraverso la reindustrializzazione. Un contesto che porta gli organizzatori ad affermare che l'ampliamento della discarica di Ischia di Crociano non deve risolversi in una mera operazione economica «per ripianare i circa 20 milioni di debito accumulati da Asiu; essa deve essere al servizio della bonifica dell'area industriale accogliendo solo i rifiuti non riciclabili del Sin di Piombino».
Sono stati illustrati i pericoli che comporta la scelta di dedicare una parte della discarica all’amianto, rilevando la mancanza di valutazione di impatto ambientale rispetto ai nuovi materiali che si intendono mettere in discarica e della descrizione delle migliori tecnologie per tutelare la salute dei lavoratori e dell'ambiente che si intendono adottare». Su questo sono state presentate 11 osservazioni in Regione su cui si aspettano risposte.
Si è sottolineato che il degrado ambientale, con una delle più grandi discariche abusive d'Europa, deriva dall'idea che un'impresa prospera quando non è gravata da costi ambientali e vincoli sociali. «Invece, - si afferma - la scarsa attenzione ambientale non ha stimolato la modernizzazione della siderurgia piombinese, favorendone anzi il declino: ricordiamo quindi allo stesso sindacato che occorre alzare lo sguardo dalla pur drammatica situazione contingente, per essere in grado di scorgere un orizzonte di nuovo lavoro e lavoro nuovo».
Insomma, sarebbe da evitare quella che viene definita «sudditanza verso chi promette posti di lavoro, puntando ad un forte indirizzo e regia pubblica del governo e delle amministrazioni locali. Ora - si aggiunge - occorre ripartire proprio dal risanamento come fattore di rilancio economico, per favorire l'insediamento di nuove imprese in un'area così vicina al porto e con enormi potenzialità se dotata di infrastrutture, evitando un monopolio».
E’ definito contraddittorio il fatto che Aferpi punti ad una generica tombatura delle aree da bonificare, e chieda di occupare, «con inutili linee ferroviarie, nuove aree come il quagliodromo o le aree paludose tra i laminatoi e il mare di Pontedoro. Al contrario, occorre recuperare anche all'uso urbano quel pezzo di Città Futura scorporato».
«Inoltre - si aggiunge - non può essere accettato il tracciato della strada 398 proposto nel master plan di Aferpi, tracciato che passa sotto le case del Cotone, gira accanto alle abitazioni di via Cavallotti. Idem per una rete ferroviaria che rimane quella delle linee interne alla fabbrica. Occorre invece prevedere un corridoio diretto non più ostacolato dai fattori di rischio precedenti la dismissione dei gasometri. Non è accettabile l'evidente intenzione di Cevital-Aferpi di costruire così un monopolio di fatto delle aree portuali e circostanti. L'amministrazione lo impedisca anzichè assecondarlo».
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