Il Tirreno

In Val di Cornia vivono 350 richiedenti asilo

Claudia Guarino
Immigrati sbarcati sulle nostre  coste
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Immigrati sbarcati sulle nostre coste

Comuni aperti alla possibilità di ricevere nuovi migranti ma chiedono
che prima siano ospitati dove non ce ne sono

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PIOMBINO. Circa trecentocinquanta. Ecco quanti richiedenti asilo sono ospitati nei centri di prima accoglienza dei Comuni della Val di Cornia. Piombino è quello che ne accoglie di più. Sono oltre 200, dislocati tra l'ex scuola di Franciana, il residence La Caravella, entrambi gestiti dalla Croce Rossa e l'ex comunità di Pianacce, amministrata dalla cooperativa Azione Sociale, con sede in provincia di Palermo. Nel Comune di Campiglia Marittima ci sono circa ottanta persone. La maggior parte delle quali si trova alla stazione, nei due hotel gestiti dalla cooperativa Homo Diogene. Altri trovano poi ospitalità in zona Quattro Strade, presso un'abitazione privata, amministrata dalla cooperativa Odissea. A Suvereto invece, i richiedenti asilo vivono nell'agriturismo La Vivalda, di cui si occupa la cooperativa Gestione Immobili. A San Vincenzo dieci profughi sono ospitati nella sede della Croce Rossa, in via Aurelia Sud 3.

La quasi totalità dei richiedenti asilo accolti in Val di Cornia è composta da uomini e sono per lo più provenienti dall'Africa subsahariana, quindi Senegal, Nigeria, Ghana, Gambia e Costa d'Avorio. Questa è la situazione dei centri di accoglienza a oggi. Ma il numero degli sbarchi sulle coste italiane aumenta di giorno in giorno e i nuovi arrivati dovranno essere smistati nelle varie Regioni.

I Comuni della Val di Cornia sono pronti a ospitare, eventualmente, nuovi profughi?

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«Da parte di Campiglia l'apertura ad accogliere nuove persone c'è - dice Alberta Ticciati, assessore ai servizi sociali-. Certo è che tutti i Comuni devono contribuire. In caso di nuovi arrivi, comunque, dovremmo discuterne con le altre amministrazioni e con la prefettura». Anche il Comune di Piombino è aperto al confronto sul tema: «Siamo pronti ad affrontare eventuali nuovi arrivi con le risorse che abbiamo - afferma Margherita Di Giorgi, assessore alle politiche sociali -. Siamo sicuramente aperti a un confronto, anche se crediamo che i profughi che già ospitiamo siano sufficienti, dato che ci sono anche zone che non ne accolgono». Ancora, sulla possibilità di aprire a nuovi migranti il sindaco di Suvereto, Giuliano Parodi, sottolinea che La Vivalda è satura e che «strutture pubbliche non ce ne sono. A meno che non sia un'associazione o un privato a mettere a disposizione degli ambienti, noi non abbiamo più posti». A San Vincenzo la situazione è simile. «Al momento non abbiamo disponibilità di ulteriori strutture, capaci di essere individuate come centri di accoglienza», sottolinea Maria Favilla, assessore alle politiche sociali.
Nei centri di accoglienza della Val di Cornia, nell'ultimo periodo, non si è registrato un numero alto di arrivi.
Dalla Croce Rossa di Piombino fanno sapere che le strutture da loro gestite sono al completo e che sono arrivati profughi alla spicciolata, per sostituire chi si è allontanato volontariamente. Lo stesso discorso è stato fatto dalla cooperativa Azione Sociale, che si occupa delle Pianacce. All'Homo Diogene invece, sottolineano che ultimamente hanno avuto otto nuovi ingressi che hanno portato le presenze nella struttura al massimo della capienza.

Attendendo una nuova possibile ondata i Comuni e le associazioni continuano a portare avanti i centri di accoglienza presenti sul territorio. «Abbiamo diversi progetti - dice Ticciati -. Ad esempio sta nascendo un laboratorio di artigianato». A Suvereto invece, il sindaco Parodi ribadisce ciò che aveva già dichiarato al Tirreno: «Molti profughi passano le giornate senza fare nulla. La gestione del centro (da parte dell'associazione che se ne occupa ndr) è improvvisata. Molti ragazzi non parlano ancora una parola di italiano ed è quasi un anno che sono qui».
 

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