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Boschi dà il via alla campagna del sì

Boschi dà il via alla campagna del sì

Il ministro al Metro, sit in piazza del fronte del no. Mazzeo: rileggere la storia è buona politica

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PIOMBINO. La festa della Repubblica si celebra oggi a Riotorto, dove il sindaco Massimo Giuliani alle 10,30 in piazza del Popolo deporrà una corona d’alloro al monumento ai Caduti.

L’attenzione generale è però per il pomeriggio quando (16,30) il ministro Maria Elena Boschi sarà al Metropolitan per l’avvio della campagna “La Toscana che dice sì” del Pd toscano in vista del referendum costituzionale del prossimo autunno.

Saranno presenti anche il segretario della Federazione Pd Valerio Fabiani, il segretario toscano del Pd, Dario Parrini, il costituzionalista Stefano Ceccanti, Enzo Polidori, sindaco nel 1979, al tempo della visita in città di Nilde Iotti, allora neopresidente della Camera, che parlò in quell’occasione di monocameralismo, e Giorgio Frasca Polara, già portavoce di Iotti.

In contemporanea in piazza Gramsci ci sarà un sit in da parte dei sostenitori del no, un fronte che raccoglie Un’altra Piombino, Assemblea popolare Suvereto, Assemblea sanvincenzina, Comune dei cittadini, Sinistra ecologia e libertà, Prc, 5 Stelle, Comunisti italiani, Comitato per Campiglia, Cantiere della democrazia. Ultima adesione in ordine di tempo quella di Minoranza sindacale - Camping cig secondo cui «se le riforme votate in un parlamento svuotato di rappresentatività dovessero divenire esecutive, assieme al sistema elettorale concepito ad hoc, i cittadini perderebbero ogni possibilità di scegliere i propri rappresentanti».

Ovviamente a sostegno del sì è invece il vicesegretario regionale del Pd, Antonio Mazzeo: «“Essere o non essere, questo è il dilemma”. La versione originale di Shakespeare – dice in una nota Mazzeo – riletta al giorno d’oggi dovrebbe forse aggiornarsi con una piccola aggiunta. “Essere o non essere di sinistra, questo è il dilemma”. Da quando Matteo Renzi è diventato segretario del PD e, successivamente, presidente del Consiglio, sembra che ogni discussione debba prevedere, prima del giudizio di merito sugli atti, una sottolineatura a prescindere sull’appartenenza o meno a quella etichetta».

Per Mazzeo questo ragionamento «cela un grave errore di fondo. Non è il professarsi di sinistra a rendere di sinistra. E’ piuttosto il come la teoria si traduce in pratica che rende di sinistra e ispirata ai valori della sinistra una legge, un provvedimento, un atto, una riforma».

Quindi il vicesegretario del Pd toscano fa l’esempio della legge sui diritti civili, «dove in tanti hanno provato ad arroccarsi nella logica del “si, ma” pur di mantenere quella “verginità morale” dal dire che questo segretario e questo governo hanno fatto qualcosa profondamente di sinistra, lo stesso dicasi per gli 80 euro in busta paga a chi guadagna meno di 1500 euro al mese. O ancora la distruzione sistematica del Jobs act».

Riguardo alla riforma della Costituzione per Mazzeo «è fin troppo facile riavvolgere il nastro e leggere quello che diceva Nilde Iotti nel 1979, Enrico Berlinguer nel 1981, Achille Occhetto nel documento programmatico di governo del Pds del 1994 o Romano Prodi nella tesi fondativa dell'Ulivo del 2006. Nessuno, credo, possa mettere in dubbio il loro essere stati profondamente di sinistra e il fatto che sarebbe un grande risultato riuscire a tradurre in concreto idee che da sempre sono fonte di esempio e di ispirazione. Tutti loro, ad esempio, ritenevano necessario intervenire sulla seconda parte della Costituzione teorizzando tra l’altro il monocameralismo e un nuovo rapporto Stato-enti locali. Rileggere la storia, interpretarla nel presente e declinarla al futuro – conclude – non è strumentalizzazione. Tutt’altro. E’ buona politica. Di più: è buona politica di sinistra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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