Il dolore
Uno spicchio di mare per allevare i pesci
Il primo impianto elbano di piscicoltura potrebbe sorgere al largo di Capo Poro Il progetto presentato da Alpha Acqua prevede 14 gabbie disposte su 65 ettari
CAMPO NELL’ELBA. Quattordici gabbie sommerse su una superficie subacquea di 64 ettari, al largo di Capo Poro. È questo, in pillole, il primo grande vero impianto di piscicoltura elbano che potrebbe sorgere nello specchio acqueo campese.
L’amministrazione guidata da Lorenzo Lambardi, con una determina firmata dal responsabile dell’area tecnica Alessandro Schezzini e in seguito a una conferenza dei servizi che si è tenuta nei giorni scorsi, ha dato l’ok all’esclusione del progetto presentato dalla società Alpha Acqua snc dalla procedura di valutazione di impatto ambientale, pur nel rispetto delle prescrizioni impartite da Arpat e dalla Capitaneria di porto in sede di conferenza dei servizi.
Il progetto. Con l’impianto previsto al largo di Capo Poro la società punta a realizzare un allevamento ittico «di specie marine di pregio commerciale», con l’utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale.
Le 14 gabbie sommergibili (in forma cilindrica con un diametro di 20 metri per 17 metri di altezza) saranno immerse a partire da una profondità di 25 metri dal pelo dell’acqua. «La superficie totale di specchio marino occupato – si legge nella relazione – è approssimabile a un rettangolo di ingombro pari a 612 metri X 356 metri per una superficie totale di 217.872 metri quadrati, mentre la zona chiesta in concessione per 15 anni è rappresentata da un quadrato di 800 X 800 metri, pari a 64 ettari». Le gabbie sarebbero collocate su un fondale di circa 80 metri, a circa 1,5 chilometri da Capo Poro. «Zone di allevamento sono già presenti a Piombino e Follonica – si legge nella relazione progettuale – non si prevedono conflitti o ripercussioni sulla pesca locale, anche perché la stessa si rivolge a un differente bacino di utenza, mentre i prodotti di maricoltura trovano collocazione nella grande distribuzione. Il progetto comporterebbe probabili risvolti occupazionali sia nell’immediato che nel lungo periodo grazie alla formazione di personale specializzato».
Le prescrizioni. Il Comune di Campo nell’Elba, «considerando che il quadrato sottratto alla marineria locale è irrisoria», ha dato parere positivo all’esclusione dalla Via, procedura che accorcia di molto i tempi per la valutazione e realizzazione dell’impianto. Parere positivo anche da Arpat, ma con alcune condizioni: tra queste è prevista l’attenzione alla riduzione dei rifiuti e alla loro caratterizzazione, la necessità di un piano di monitoraggio dettagliato relativo alle acque, ai sedimenti e biocenosi relative all’area occupata dall’impianto.
Sempre l’Arpat ritiene condizione necessaria al parere favorevole una verifica circa l’eventuale sovrapposizione dell’area oggetto di concessione con le aree di pesca della flotta locale che usa i tramaglioni per la pesca del nasello. Secondo l’Arpat la società proponente dovrà prendere in esame eventuali problemi a carico della qualità del pesce e delle strutture, derivanti dai tempi per l’emersione delle gabbie. Anche la Capitaneria ha dato parare favorevole, fermo restando che in via preliminare alla fase esecutiva del progetto, la parte logistica sia in porto sia a mare debba essere gestita dalla Capitaneria stessa.
Dubbi relativi al progetto sono arrivati da Confcooperative Toscana sud che hanno evidenziato come l’area dell’impianto sarebbe incompatibile con le attività di pesca professionale, togliendo ai pescatori locali uno spicchio di mare fondamentale, anche perché spesso a ridosso dai venti. All’osservazione ha risposto, sollecitato dal Comune, il professor Berni dell’Università di Pisa (Museo di storia naturale): per il docente universitario l’attività è complementare alla pesca professionale e non in conflitto. (lu.ce.)
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