Sicurezza
Colloqui con i parenti anche con Skype
La novità al carcere di Porto Azzurro dove si lavora per consentire il graduale reinserimento
PORTO AZZURRO. L'obiettivo è ritrovare il ruolo di carcere-modello e per questo ci si sta impegnando nella Casa di reclusione di Porto Azzurro. È la sfida lanciata dal direttore, Francesco D'Anselmo e dai suoi collaboratori. Sfida che non poteva non coinvolgere anche il Sottosegretario alla Giustizia, Ferri. A meno di un anno dall'arrivo del direttore D'Anselmo sono diverse le cose realizzate. Al primo posto la commissione lavoro, prevista dall'ordinamento penitenziario. «Si tratta di uno strumento importante - dice Nunzio Marotti, garante dei diritti dei detenuti di Porto Azzurro - La commissione si occupa dell'assegnazione dei lavori interni all'istituto, attraverso la redazione di due graduatorie, generica e per specifiche mansioni. Si integra così l'instancabile lavoro svolto finora dagli uffici. È questa una realtà che contribuisce, da un lato, a facilitare il lavoro del personale addetto e, dall'altro, a dare un'informazione costante e trasparente ai detenuti». Un'altra importante realizzazione è la collaborazione con il comune di Rio Elba. Impegnati sono sette reclusi che svolgono lavori socialmente utili. «Certo - continua ancora Nunzio Marotti - non mancano le criticità. Alcune verranno affrontate prossimamente, con la consapevolezza che alcune richiedono investimenti significativi e coinvolgimento dei livelli regionale e nazionale dell'Amministrazione penitenziaria. Tuttavia queste attività sono da intendersi come uno dei modi per rendersi utili alla società in modo visibile». Nei prossimi giorni, prenderanno il via i colloqui in videoconferenza con modalità Skype. Sarà così possibile avere colloqui di 20 minuti con i propri familiari. Una misura che consente di coltivare gli affetti da parte di quei familiari che non hanno la possibilità, per motivi di lontananza, economici o di salute, di raggiungere Porto Azzurro. Infine, è imminente la riapertura della falegnameria, bottega artigianale per la quale il carcere era famoso in tutta l'isola. Saranno impiegati quattro detenuti per lavori interni, ma non sono esclusi sviluppi. «Investire nella missione propria del carcere aggiunge il garante - vuol dire dare possibilità, a chi sconta la pena, di compiere un percorso di rivisitazione del proprio vissuto e di rieducazione, affinché al termine possa rinserirsi positivamente nella società. Le statistiche sostengono che dove si lavora bene, in linea con le normative, la recidiva diminuisce, cioè si abbassa sensibilmente - conclude Nunzio Marotti - la percentuale di quanti tornano a delinquere. A vantaggio di tutti».
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