Attenzione
«C’è un complotto contro di me»
Parole dure di Fausta Bonino al Tg1: «Prove costruite da caposala e direzione sanitaria. Hanno dato l’imbeccata ai Nas»
PIOMBINO. «C’è un complotto contro di me»: sono durissime le parole di Fausta Bonino in un’intervista rilasciata ieri al Tg1 delle 13,30.
L’infermiera ritenuta responsabile dalla Procura di Livorno di 14 omicidi nel reparto di Rianimazione del Villamarina accusa senza troppi giri di parole la caposala, Virna Agostini, e la direzione sanitaria (quindi Carlo Giustarini, allora direttore sanitario dell’Asl e Irio Galli, direttore del Villamarina, ndr), di aver costruito le prove su di lei e aver dato l’imbeccata ai Nas. E si dice pronta a sporgere una denuncia per calunnia.
Sono parole nette, pesanti, quelle pronunciate al microfono della Rai. Ma, del resto, una nella sua posizione non ha certo timore di una querela, sarebbe l’ultimo dei suoi problemi. La linea difensiva è questa, mentre le indagini stanno comunque andando avanti.
Per Fausta non ci sarebbe un killer in corsia, ma neppure lei sa spiegare quei quattro casi, su 14, per i quali anche lo stesso tribunale del Riesame dà per certo che sono stati dovuti a dosaggi eccessivi di eparina: «Se non l’hanno capito i medici, dovrei saperlo io?»
Seduta nel salotto di casa sua, dopo aver parlato con Mediaset, stavolta sceglie i riflettori della Rai. Appare più rilassata, parla misurando le parole, senza far trapelare neppure troppa emozione. Le motivazioni del tribunale del Riesame, del resto, hanno rafforzato la sua posizione, tanto che adesso chiede anche il reintegro al lavoro. Ed è pronta a incontrare i parenti delle vittime.
«Mi hanno costruito addosso le prove - dice Fausta - sono vittima di un complotto. La caposala (Virna Agostini, ndr) e la direzione sanitaria hanno costruito le prove contro di e me e poi, insieme, hanno dato l’imbeccata ai Nas».
Fausta è pronta a denunciare per calunnia coloro che l’hanno accusata.
Ma perché proprio la caposala e il direttore sanitario? Come mai avrebbero costruito prove contro di lei?
«Perché probabilmente era più facile trovare un serial killer che mettere sotto accusa tutta la struttura sanitaria perché non erano stati fatti gli audit clinici (un processo che analizza un problema dopo una segnalazione, o un evento anomalo, ne individua le cause sentendo le persone interessate e ripercorrendo quanto avvenuto, quindi propone eventuali correttivi, ndr), perché non avevano fatto tutto quello che dovevano fare».
Per l’infermiera non ci sarebbe neppure un serial killer in corsia anche se - sono sue parole - lei stessa insieme alle colleghe aveva segnalato casi di morti anomale. Ci sono però, sui 14 casi presi in esame dalla Procura, almeno quattro morti per le quali dubbi non ce ne sono: sono state causate da scoagulazione del sangue dovuta a dosi eccessive di eparina. In qualche modo quel farmaco è finito nel sangue dei pazienti.
Come si spiega quei quattro decessi?
«Noi abbiamo dato tutto all’ematologo - dice ancora Fausta Bonino - per cercare di dare una spiegazione. Certo come se non se lo sono spiegati i medici del reparto, non sono in grado di spiegarmelo io». L’infermiera si dice pronta a tornare al lavoro, anche se non in quel reparto. Ed è disponibile a incontrare i parenti delle vittime, per spiegare loro la sua posizione.
Intanto, però, le indagini vanno avanti. E fonti vicine alla Procura confermano che gli inquirenti continuano a credere che sia lei la responsabile della lunga serie di morti anomale al Villamarina. Lei, per questo, lancia un messaggio chiaro al pubblico ministero Massimo Mannucci,titolare dell’inchiesta, e ai Nas: «Io vorrei che, invece di accanirsi su di me come hanno fatto e non cercare la verità, che la cercassero davvero».
@guifiorini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
