Sicurezza
Aferpi: il Governo ci aiuti con le banche
L’azienda conferma gli investimenti, ma servono 100 milioni per rispondere al mercato con acquisti regolari dei semiprodotti
PIOMBINO. E’ la questione finanziaria il nodo su cui si giocano presente e futuro delle acciaierie. Al Mise infatti, presenti tutti gli attori della vicenda (il sindaco Massimo Giuliani, i sindacati, Gianfranco Simoncini per la Regione, il commissario Piero Nardi, Fausto Azzi e Riccardo Grilli per Aferpi, Giampiero Castano dirigente del Mise, Silvia Velo, sottosegretario all’Ambiente, Luciano Guerrieri dell’Autorità portuale e rappresentanti del ministero del Lavoro e di quello delle Infrastrutture) si è avuta la conferma che quello della liquidità, del cosiddetto “circolante” che deve servire a far marciare la macchina aziendale, resta il vero problema: l’azienda in questo senso non si è nascosta, chiedendo al Governo di fare pressing sulle banche per sbloccare una situazione difficile, che porta con sé il rischio di lunghe fermate, mentre il mercato consentirebbe l’auspicato aumento di volumi produttivi per barre e vergella, almeno quanto già avviene per le rotaie, per le quali ci sono ordini fino a settembre. I treni complessivamente hanno comunque ordini già fissati per 200mila tonnellate.
Il mercato c’è, dunque, ma servono un centinaio di milioni per garantire una gestione più fluida dello stabilimento dal punto di vista dell’acquisto dei semiprodotti, e su questo punto, secondo quanto ha riferito il sindacato, si è registrato l’impegno del Governo, attraverso una società emanazione della Cassa depositi e prestiti, a garantire la liquidità dell’azienda.
Aferpi al Mise ha ribadito che sui progetti si va avanti, e che i tempi restano quelli annunciati: 28 mesi per la partenza dell’acciaieria, col via alla costruzione prevista per settembre 2017, e quella delle opere civili per dicembre dello stesso anno.
L’azienda quindi conferma che, ottenuto il progetto di dettaglio da Sms, a fine mese, subito dopo farà partire le gare, sostenendo che non mancheranno i soldi per gli investimenti (e spiegando di come il presidente Issad Rebrab abbia già messo in azienda da un anno a questa parte 87 milioni) ma anche che tutte le energie economiche verranno riversate su acciaieria elettrica e treno rotaie, così che di agroindustria si parlerà solo al termine di questo percorso.
In sostanza l’attenzione nell’immediato è puntata sull’ottenimento del credito per il circolante: i contatti con le banche proseguiranno nei prossimi giorni, mentre l’Ad Fausto Azzi si incontrerà presto col neoministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.
«Un incontro complessivamente positivo – è il commento di Giuliani – che accanto al permanere di alcune criticità, evidenzia però una situazione in movimento».
Arriva anche una data-obiettivo per la strada 398: «Il ministero delle Infrastrutture infatti – riferisce il sindaco – si è impegnato a inserire la 398 nel documento di programmazione pluriennale delle opere strategiche statali che verrà presentato il prossimo ottobre, con la possibilità di accedere ai finanziamenti previsti in questo ambito».
Una cabina di regia in Regione per velocizzare le autorizzazioni agli investimenti Aferpi è invece la proposta avanzata dal consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini. Già la prossima settimana si terrà a Piombino un incontro per individuare i soggetti interessati.
«La cabina di regia e il tavolo interministeriale sono fondamentali - commenta il presidente della Regione Enrico Rossi - per condividere ogni aspetto del progetto complessivo di rilancio infrastrutturale e industriale. Siamo a un momento di svolta per il futuro di Piombino e della costa, un progetto che la Regione ha sostenuto e continuerà a sostenere».
Al ritorno da Roma Fim, Fiom e Uilm hanno tenuto un’assemblea davanti alla portineria centrale, con una scarsissima partecipazione (circa 150 lavoratori) ma non poche polemiche da parte di “Minoranza sindacale”, secondo cui al Mise «ancora una volta non ci sono state risposte né sui tempi né sui finanziamenti». I sindacati (con i segretari di Fim, Fiom e Uilm, Fausto Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda) hanno parlato invece di «passo in avanti, anche se non vanno nascoste le criticità. Il Mise si è impegnato a sostenere con tutti i mezzi il progetto, e per noi il Governo resta il garante degli accordi sulla ex Lucchini».
La parola d’ordine dunque è stata che «nessuno dovrà perdere il lavoro alla fine del percorso, e per questo entro 60 giorni incontreremo azienda, Mise e ministero del Lavoro con l’obiettivo di un accordo nel quale si preveda che i ritardi della messa in opera del piano industriale dell’azienda siano colmati attraverso la copertura di tutti i lavoratori col contratto di solidarietà».
La “Solidarietà” per tutti i 2180 ex Lucchini (gli ultimi ingressi in Aferpi sono fissati entro il 6 novembre) non è un traguardo semplice: si può ottenere solo con un accordo politico o con l’aumento dei volumi produttivi, ed è per questo che il sindacato spinge col Governo per un sostegno all’azienda nella ricerca del credito.
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