Il dolore
«Val di Cornia, agricoltura a rischio»
Analisi della Cia sui prodotti e sui prezzi: la differenza fra produzione e dettaglio è divenuta insostenibile
VENTURINA. Un chilo di baccelli, pecorino e pane costa 20,75 euro. Ma di questa spesa, fatta in un negozio o in un supermercato, gli agricoltori della Val di Cornia intascano soltanto 6,29 euro.
Porta come esempio il tradizionale “picnic toscano” la Cia Toscana per illustrare i risultati di un’indagine condotta dal campo e dalla stalla fino alla vendita al consumatore, e che testimonia come all’agricoltore vadano sono le briciole del proprio lavoro.
«In generale, su ogni euro di spesa di prodotti agroalimentari, all’agricoltore restano in media non più di 15 centesimi - hanno premesso in conferenza stampa (ieri a Venturina) Pierpaolo Pasquini e Stefano Poleschi, rispettivamente vicepresidente e direttore della Cia Livorno - Il gap tra i prezzi all’origine e quelli al consumo non è più sostenibile per l’agricoltura».
Ed è proprio il problema dei prezzi che, tra altre cose, sarà al centro della manifestazione nazionale “Ei fu…siccome immobile”, organizzata da Cia con Confagricoltura e Copagri, in programma oggi “contro lo stallo istituzionale” a Bologna (ma anche a Roma e a Catanzaro) che vedrà la partecipazione di 500 agricoltori toscani. «E’ una forbice insostenibile - sottolinea Pasquini -, per questo continuiamo a chiedere l'esposizione del doppio prezzo in etichetta, all'origine e alla vendita. Etichettatura chiara e trasparente che permetta al consumatore di conoscere l'origine, la tracciabilità e le caratteristiche dei prodotti. Attraverso questa manifestazione, chiediamo più trasparenza all'interno della filiera, di rafforzare le relazioni tra mondo agricolo e altri soggetti della filiera, ottimizzare i costi dei processi di produzione; una maggiore e più equa distribuzione della catena del valore a vantaggio di tutti, del mondo della produzione, dando dignità al lavoro dell'agricoltore, senza però andare a gravare sul costo finale per il consumatore. Anzi, è possibile migliorare le economie di scala per ridurre il costo del prodotto. Inoltre, è fondamentale rafforzare forme di aggregazione delle imprese (reti, coop e consorzi), e le filiere toscane, trovando nuove relazioni all'interno delle stesse, per essere più competitivi sui mercati nazionali ed esteri, attraverso gli strumenti a disposizione, come il Piano di sviluppo rurale». La differenza tra i prezzi agricoli, all’origine e finali, è notevole, anche per prodotti diffusi come carciofi, latte, pasta, ortaggi di stagione: la variazione di euro (al chilo, al litro o a al pezzo) tra prodotto pagato all’agricoltore e quello per il consumatore varia dal +200% circa fino al +1.400%. Anche l’olio toscano è sottopagato, rivela l’indagine: un extravergine permette un reddito all'olivicoltore se viene venduto a partire dai 12 euro al litro. Invece sullo scaffale si deve confrontare con un olio di provenienza toscana a 8,5 euro, con uno “italiano” a 6 euro, con un olio di provenienza Ue a 4,20 e con uno di provenienza “mediterranea” sotto i 3,5 euro al litro.
«Anche in questo caso - afferma Poleschi - è di grande rilevanza una norma sull'etichettatura che comunichi al consumatore la tracciabilità e l'origine del prodotto. Temi sui quali ci battiamo da sempre, sostenendo tutte le iniziative e le azioni per la tutela e la valorizzazione della qualità dell'olio toscano certificato Dop e Igp. Solo sostenendo i sistemi di qualità e di tracciabilità del prodotto, possiamo difendere il consumatore e il reddito dei produttori». Ma ci sono altri problemi su cui Cia, con la mobilitazione di oggi, chiede l’intervento delle istituzioni nazionali. «C’è anche il ritardo dei pagamenti relativi agli aiuti comunitari della Pac 2015 – fa sapere -, e la necessità di una burocrazia più semplice, solo per citarne alcuni».
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