Toscana
La difesa dell’infermiera «Senza indizi va prosciolta»
L’avvocato anticipa le prossime mosse in vista delle motivazioni del Riesame «Per Fausta Bonino una vita rovinata, non basterà risarcire l’ingiusta detenzione»
LIVORNO. L’inchiesta che più di tutte negli ultimi anni ha diviso l’opinione pubblica e scosso le coscienze, rischia di finire prima di entrare in un’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Livorno per essere discussa e arrivare a una sentenza.
Ad annunciare una possibile conclusione anzi tempo dell’indagine è l’avvocata Cesarina Barghini, difensore dell’infermiera Fausta Bonino, arrestata il 30 marzo scorso con l’accusa di aver ucciso quattordici pazienti ricoverati nel reparto di terapia intensiva e rianimazione dell’ospedale Villamarina di Piombino con bombe di eparina, prima di essere liberata ventuno giorni dopo.
Tra una conclusione dell’inchiesta fino a poche settimane fa inaspettata e la realtà dei fatti - è vero - ci sono diversi “se” da considerare. Primo fra tutti come il Tribunale del Riesame motiverà la scarcerazione della Bonino.
Ma la sensazione è che la difesa dell’unica persona al momento indagata voglia provare a chiudere i conti sfruttando la scia di credibilità che si è via via conquistata a discapito dell’impianto accusatorio: l’intercettazione finita nell’ordinanza e poi risultata frutto di un errore di trascrizione, le cause della morte non tutte riconducibili all’eparina, i presunti problemi - poi smentiti - di alcolismo e depressione dell’infermiera e l’impossibilità di effettuare verifiche su almeno sei delle quattordici vittime perché ormai cremate per accertare che l’emorragia abbia causato il decesso.
Il riesame scade a giugno. L’avvocata Barghini anticipa la strategia difensiva seduta su una panca in legno davanti all’ingresso dell’aula B del Tribunale di Livorno dove attende che il giudice chiami il processo che la riguarda.
«No - è la prima risposta mentre si aggiusta la toga sulle spalle - le motivazioni del Riesame non sono ancora state depositate. Ma ieri ho fatto due conti e i giudici potrebbero prendere tempo addirittura fino alla prima settimana di giugno».
È dopo aver letto l’ordinanza in tutte le sue sfumature che inizierà la fase tre della difesa.
«Lo dico molto chiaramente - annuncia l’avvocata - nel caso in cui il Riesame dovesse limitarsi a dire che nei confronti della mia cliente non sono emersi gravi indizi di colpevolezza, chiederò immediatamente al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione».
Un gol in contropiede, nel caso arrivasse il proscioglimento che segue di una settimana il depositato, di una barriera a garanzia dell’infermiera con la riserva sugli accertamenti irripetibili.
Una mossa che da qui in avanti obbligherà la Procura a informare la difesa nel caso in cui volesse effettuare nuovi test, riesumazioni o ulteriori esami sulle vittime. E che di fatto pone le fondamenta per la richiesta di un incidente probatorio.
L’eparina? «Un depistaggio». «In quella circostanza - prosegue il legale - abbiamo acquisito anche la cartella clinica del quattordicesimo caso che viene contestato alla mia cliente (Sergio Ghini, morto il 14 gennaio 2015). Il nostro consulente è al lavoro da giorni per analizzare le cause del decesso e quello che posso anticipare è che si tratta dell’ennesimo depistaggio da parte degli investigatori».
Il riferimento alle presunte alterazioni delle prove l’avvocata le spiega dopo un attimo di pausa. «Fino ad oggi ci hanno sempre detto che i pazienti sono stati uccisi attraverso la somministrazione di eparina. Eppure dagli atti che abbiamo acquisito la molecola dell’eparina nel sangue delle vittime non è mai stata nemmeno cercata. Ecco perché chiederemo che al più presto vengono effettuati nuovi esami sul sangue delle vittime per verificare la presenza di quella sostanza, confidando che gli investigatori abbiano conservato le provette delle vittime».
È dopo aver preso forza da tutti questi nuovi elementi che il legale si spinge ad immaginare la fine di questa storia. «In ogni caso è bene che tutti sappiano che la vita di Fausta Bonino è stata rovinata. Lei amava il suo lavoro e non lo farà mai più. È stata descritta come una assassina seriale ed è rimasta in carcere per ventuno giorni. Nel caso in cui venisse prosciolta chiedere l’ingiusta detenzione è il minimo. Ecco perché abbiamo in mente tutto un altro risarcimento».
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