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Aferpi, ora l’obiettivo è la "solidarietà" per tutti i lavoratori

Cristiano Lozito
il Phalesia affollato dai lavoratori di Aferpi (foto Paolo Barlettani)
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il Phalesia affollato dai lavoratori di Aferpi (foto Paolo Barlettani)

I sindacati giudicano positivamente l’accordo sull’acciaieria. «Ora il cronoprogramma con agroindustria e logistica»

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PIOMBINO. Il sindacato incassa la firma sul contratto per l’acciaieria elettrica di Aferpi come un «grande risultato per progettare il futuro» ironizzando sull’eco che sui media ha avuto la notizia che a Termini Imerese «sono rientrati in fabbrica 20 lavoratori. Qui tutti insieme siamo riusciti a salvarne più di duemila – hanno detto i segretari di Fim, Fiom e Uilm, Fausto Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda – e a costruire una prospettiva, risultato unico nel Paese in queste proporzioni».

L’assemblea di ieri al Phalesia, al di là dell’esternazione della soddisfazione del sindacato per il contratto firmato da Issad Rebrab il 30 aprile, e dello scetticismo di “Minoranza sindacale” («mancano le autorizzazioni ai lavori, non si sa nulla delle bonifiche, spariti i progetti di agroindustria e logistica, non c’è un cronoprogramma, non si sa se i progetti sono finanziati» hanno detto in sostanza Paolo Luppoli e Paolo Francini)”, è servita a tracciare la road map dei prossimi mesi fissando gli obiettivi di Fim, Fiom e Uilm.

Entro la fine di maggio Aferpi dovrà versare una quarantina di milioni per innescare i finanziamenti delle banche necessari a raggiungere i 250 milioni che servono per pagare acciaieria elettrica e nuovo treno rotaie a Sms Demag, ma la questione sembra non preoccupare il sindacato, che porta a sostegno il fatto che fin qui Rebrab, seppure “a rate”, ha sempre garantito il fabbisogno finanziario per il mantenimento degli impegni e la continuità produttiva.

In realtà su quest’ultimo elemento – cioè il funzionamento a singhiozzo dei treni – si gioca quello che ora diventa il primo obiettivo del sindacato, e cioè garantire i contratti di solidarietà per tutti i lavoratori che secondo gli accordi entro novembre devono rientrare in Aferpi. «La solidarietà per tutti è un obiettivo irrinunciabile – ha detto Gabrielli – perché solo così si creerà spazio con gli smantellamenti e le bonifiche ai lavoratori dell’indotto, comunque da accompagnare con i progetti di formazione per essere pronti alle nuove opportunità che si creeranno alla fine del percorso».

Ma per la solidarietà a tutti i lavoratori ex Lucchini non mancano gli ostacoli, hanno ammesso i sindacati, superabili appunto, secondo Renda, «solo col funzionamento dei treni a pieno regime». Riportando così il tema da un lato alla necessità che Rebrab finanzi Aferpi con più vigore, e dall’altro alle difficoltà di un mercato difficilissimo nel quale l’azienda lavora con per ritrovare i suoi spazi.

«Nel prossimo incontro al Mise – ha detto Fagioli – ovviamente chiederemo il nuovo cronoprogramma e il rispetto degli impegni su agroindustria e logistica. Perché il Governo è garante degli accordi».

Infine da Gabrielli è arrivato un richiamo alle questioni della sicurezza in fabbrica, riferimento che in particolare sembra diretto al lavoro agli impianti marittimi: «Questo territorio ha pagato in passato prezzi altissimi – ha ricordato – Ora ci sono segnali che devono farci stare con le antenne alzate. Non si deve rischiare nulla, se in qualche reparto ci sono pressioni vanno subito denunciate».

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