Il dolore
Il medico non c’è e guida dopo aver bevuto
I carabinieri denunciano una guardia medica per truffa aggravata, peculato e interruzione di pubblico servizio
I carabinieri lo hanno fermato a bordo dell’auto aziendale dell’Asl, assieme alla compagna. A Portoferraio, a poca distanza dalla sua abitazione ma fuori dal territorio di competenza (in quel momento copriva il servizio di guardia medica nel comune di Rio Marina). Lo hanno sottoposto all’etilometro e sorpreso con dei valori di alcol nel sangue ben al di sopra della norma. Un disastro, insomma, per uno che in quel momento è responsabile della salute di decine di pazienti.
Sono pesanti le accuse a carico di Angelo Perrotta, medico dell’Asl livornese di 54 anni, denunciato dai militari della compagnia elbana per truffa aggravata continuata ai danni dello Stato, peculato ed interruzione di un pubblico servizio. Inoltre al medico è stata ritirata la patente di guida: sarà sottoposto ad ulteriore procedimento penale per guida in stato di ebbrezza alcolica. Il giudice delle indagini preliminari, intanto, ne ha già disposto la sospensione del servizio per 12 mesi, in attesa della conclusione delle indagini e dell’avvio del processo.
Lo stop dei carabinieri.
È mercoledì 27 aprile. Il medico dell’Asl inizia il turno di guardia medica nel distretto di Rio Marina alle 20. Dovrebbe lavorare nel territorio riese fino alle 8 del giorno successivo. Dovrebbe, appunto. I carabinieri dell’Aliquota operativa e radiomobile della Compagnia di Portoferraio fermano il 54enne intorno alle 23, a Portoferraio, nei pressi della sua abitazione. Parecchi chilometri fuori dal suo territorio di competenza.
Il professionista è alla guida della macchina aziendale dell'Asl livornese, insieme alla compagna. I militari gli chiedono il motivo del perché si trovi in quel posto, poi gli chiedono di effettuare il test dell’etilometro. Un test che fa registrare un tasso di alcol presente nel sangue pari a 1,72 grammi per litro. Ben oltre il limite consentito.
L’uomo, raccontano i carabinieri, prova a giustificarsi. Dice di esser venuto a Portoferraio per visitare un paziente. Una cosa urgente, dunque. Poi viene fuori che il paziente, in realtà, è suo padre. I militari, però, non mollano. E la giustificazione di Perrotta perde consistenza quando si viene a sapere che lo stesso padre da visitare non si trova neanche all’Elba.
I sospetti.
In realtà lo stop dei carabinieri del 27 aprile arriva dopo mesi di sospetti. Gli investigatori, infatti, già da tempo sono sulle tracce del medico, oggetto di alcune segnalazioni proprio per le presunte scorrettezze in servizio e le assenze dal posto di lavoro. Anche Asl ha già avviato dei procedimenti interni. Di fatto la serie di elementi raccolti pongono il medico di fronte alle proprie responsabilità. Elementi che si sono fatti ancor più evidenti la sera del 27 aprile, quando secondo i carabinieri viene colto in flagranza di reato.
L’interdizione del Gip.
L’Autorità giudiziaria livornese è stata informata costantemente dai militari elbani. Sulla base di quanto segnalato il magistrato ha deciso di emettere la misura cautelare interdittiva della sospensione del servizio medico della continuità assistenziale nel distretto di Rio Marina per 12 mesi, proprio sulla base del risultato investigativo dei carabinieri, i quali avevano già avuto modo accertare le ripetute assenze dall’ambulatorio, non sempre giustificate.
Il medico adesso dovrà rispondere all’autorità giudiziaria dei reati di truffa aggravata continuata ai danni dello Stato, in seguito alle assenze dal posto di lavoro. Alla guardia medica viene contestato inoltre il reato di peculato (per il consumo di benzina e l’uso improprio dell’auto aziendale) e l’interruzione di un pubblico servizio, oltre che la guida in stato di ebbrezza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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