Il Tirreno

Infermiera, si va verso l’incidente probatorio

L’avvocato di Bonino ieri in Procura mentre cresce l’attesa per le motivazioni del Riesame

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PIOMBINO. In attesa delle motivazioni del Riesame, accusa e difesa continuano a lavorare sul caso delle morti sospette avvenute tra il 2014 e il 2015 nel reparto di rianimazione, a Villamarina. Ieri mattina l’avvocato Cesarina Barghini ha depositato in Procura la riserva della richiesta di incidente probatorio relativa alla riesumazione delle salme e all’autopsia su otto delle quattordici presunte vittime, cioè quelle non cremate, che secondo gli investigatori sarebbero state uccise dall’infermiera Fausta Bonino con massicce iniezioni di un anticoagulante, l’eparina.

La riserva della richiesta di incidente probatorio, come aveva spiegato l’avvocato sabato al Tirreno, consentirà alla difesa di partecipare all’esame autoptico con propri consulenti di parte, ma soprattutto comporterà la nomina di un perito anatomopatologo da parte del giudice delle indagini preliminari, e non da parte della Procura che aveva già fatto istanza di accertamenti tecnici non ripetibili.

Intanto però, come dicevamo, cresce l’attesa per le motivazioni con cui il Tribunale del riesame di Firenze aveva ordinato la scarcerazione dell’infermiera (dopo 21 giorni di detenzione al Don Bosco di Pisa) annullando l’ordinanza del gip Antonio Pirato. Difficile che i giudici fiorentini si limitino a motivare la restituzione della piena libertà sul punto delle esigenze cautelari, spiegando cioè perché non ci sono rischi di reiterazione del reato né di inquinamento probatorio. E’ invece assai probabile che il Riesame, visto che può entrare nel merito e lo fa spesso, si esprima sulla stessa indagine. Un’indagine che, almeno da quello che è stato mostrato fin qui, si regge molto sugli indizi ma non su prove concrete. La presenza dell’indagata in reparto in occasione di quei decessi (inizialmente tredici, saliti a quattordici da pochi giorni), alcune intercettazioni telefoniche molto interpretabili, le cure per l’epilessia che avrebbero agito sulla psiche dell’infermiera, sono tutti indizi che potrebbero non reggere in dibattimento.

L’unica cosa certa sono le morti avvenute in quel reparto in circostanze anomale: pazienti anziani ma non terminali, che a un certo punto peggioravano di colpo e che morivano per l’improvvisa scoagulazione del sangue. Su questo la magistratura, ma anche la commissione regionale sanità, quella ministeriale e la stessa Asl, dovranno fare assoluta chiarezza.

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