Il Tirreno

«Io, innocente, trattata da criminale»

di Alessandro De Gregorio
«Io, innocente, trattata da criminale»

L’infermiera Fausta Bonino passa al contrattacco accusando pm e Nas: «Volevano farmi il lavaggio del cervello»

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PIOMBINO. Un’autodifesa accorata e allo stesso tempo un attacco frontale alla Procura e ai carabinieri del Nas. Fausta Bonino ieri sera ha parlato a “Quarto grado”. Il suo avvocato Cesarina Barghini ha scelto per lei la trasmissione di Rete4. Anche ieri per tutto i giorno l’infermiera accusata di aver ucciso 13 pazienti con iniezioni di un anticoagulante (eparina), arrestata e scarcerata dal Tribunale del riesame, è rimasta blindata in casa. Ha risposto solo al citofono: «Come volete che stia dopo una cosa di questo genere, visto come sono stata definita? Sono una persona perfettamente normale, ho sempre fatto il mio lavoro con molto scrupolo e lo sanno tutti». Ma per le interviste aveva dato appuntamento a lunedì, poi a martedì. E invece aveva già registrato per Rete4.

Qui, in tv, è andata in scena una vera e propria arringa. E sono state trasmesse anche intercettazioni inedite dove l’infermiera parla con una collega. Sembra sincera, in quelle conversazioni. Soprattutto convincente.

Poi, al telefono, Bonino ha risposto alla giornalista di Rete4 lanciando una serie di affondi sia al sostituto procuratore Massimo Mannucci che al capitano del Nas. Ricordando gli interrogatori, ha detto che il pm «mi ha trattato proprio malissimo, da criminale, e continuava a dirmi che potevo essere fuori di testa, che poteva esserci una fuori di testa che faceva queste cose».

«Quando te lo senti dire per tre interrogatori - ha aggiunto - il primo di 6 ore, il secondo di 5, l’ultimo non mi ricordo se era di 4 o di 5 ore... Il capitano la prima volta mi disse che mi avrebbe potuto aiutare solo se avessi confessato subito. Hanno cominciato a dire che ero fuori di testa, visto che prendevo le pasticche per l’epilessia. Mi è venuto spontaneo dire a mio marito: “Avrò mica avuto dei momenti...”. Il giorno dell’arresto, il comandante del Nas mi disse: “Lei se vuole venire fuori da questa situazione non deve dire che è innocente. Lei deve dire che non si ricorda e molto probabilmente che ha fatto qualcosa senza ricordarselo”. Ti fanno il lavaggio del cervello, veramente, ti fanno dubitare di te stessa».

Poi Bonino ha riferito le parole usate dal pm davanti ai giudici del Riesame: «Ha detto che “sono venuto apposta per dirvi di non rilasciarla perché è un elemento pericoloso: se va a casa uccide i familiari, il marito e tutti i parenti”. E’ stato lì che ho pensato: non esco più dalla galera per tutta la vita».

Durante i giorni passati nel carcere don Bosco di Pisa, l’infermiera ha detto di aver vissuto «un incubo, speravo di risvegliarmi e che non fosse vero». E ancora: «Questo serial killer, tutte queste cose... per due giorni ho pianto. E il mio pensiero era che avessero preso una bella cantonata».

«Sono stati momenti drammatici davvero - ha aggiunto - Nessun criminale è stato mai trattato così. E’ stata dura specialmente la prima settimana. Poi, grazie anche alle parole del mio avvocato, “mangia, cerca di andare avanti, perché è quello che vogliono, sennò vai fuori di testa”, ho cercato di farmi forza per i miei familiari. Nemmeno per me stessa, ma per i miei familiari».

«Io sono veramente nata per fare l’infermiera e l’ho fatto proprio con passione il mio lavoro - ha aggiunto - Assolutamente non avrei potuto fare una cosa del genere». Quanto all’ipotesi di un serial killer nel reparto di rianimazione di Villamarina «non esiste, anche conoscendo le mie colleghe». E infine un pensiero ai familiari delle vittime: «Li ho nel cuore, sono dispiaciuta, ma assolutamente non sono stata io».

Per concludere che «avevo perso fiducia nella giustizia, ma ricomincio a riaverla».

Ora rimangono tutti in apnea. Perché sono in gioco non solo le sorti dell’infermiera, ma più in generale della stessa inchiesta del Nas. E’ tutto appeso a un filo, alla motivazione con cui i giudici del Riesame spiegheranno perché hanno rimesso in libertà la donna contraddicendo clamorosamente non solo la Procura di Livorno ma anche un giudice terzo, il gip Antonio Pirato.

La Procura dice di andare avanti. Ma la motivazione del Riesame, che (non dimentichiamolo) può entrare nel merito, è in grado di orientare il destino dell’inchiesta fino alla Cassazione. Per non farlo, dovrebbe limitarsi alla questione delle esigenze cautelari. Ma è molto, molto improbabile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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