Il Tirreno

«Ho avvertito io la Procura»

di Guido Fiorini
«Ho avvertito io la Procura»

L’esposto sulle due morti sospette del 2015 è stato consegnato all’inizio di maggio

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PIOMBINO. La prima segnalazione alla Procura della Repubblica sulle morti anomale al Villamarina è arrivata solo il 7 maggio del 2015. In quel momento i decessi per i quali gli inquirenti accusano Fausta Bonino erano già (almeno) dieci, due dei quali (Franca Morganti e Mario Coppola), a gennaio e a marzo del 2015, oggetto proprio dell’esposto dell’Asl che ha fatto finalmente scattare le indagini.

Fu l’allora direttore generale dell’Asl 6, il dottor Eugenio Porfido, adesso trasferito a Savona, a chiedere un incontro al procuratore della Repubblica, Ettore Squillace Greco.

E lo stesso Porfido aveva saputo di cosa stava accadendo solo due giorni prima, peraltro non dai suoi dirigenti, ma da una telefonata del direttore sanitario di Careggi, dottoressa Maria Teresa Mechi, che lo avvertiva dei risultati anomali delle analisi sui campioni di sangue delle due persone decedute a gennaio e marzo.

È lo stesso Porfido, peraltro mai sentito a verbale dagli inquirenti, a raccontare quei giorni ad altissima tensione. E a spiegare come mai, partita l’indagine, il provvedimento di trasferimento di Fausta Bonino ad altro reparto avviene solo a settembre.

«Ero in macchina - racconta -, era il 5 maggio. Mi chiama la Mechi e mi avverte che i campioni di sangue analizzati, relativi a un decesso a marzo, davano gli stessi anomali risultati di quelli relativi a un decesso a gennaio. In quel momento non sapevo neppure di cosa stesse parlando, pensavo che il sangue fosse stato inviato da qualche reparto. Solo dopo, parlando con il mio direttore sanitario (Carlo Giustarini, ora tornato a fare il cardiologo, ndr) e con il responsabile del Villamarina (Irio Galli, ndr), ho capito tutto».

Quindi era rimasto all’oscuro fino a quel momento?

«Non sapevo ancora nulla. Ma ci poteva stare, perché nel frattempo loro si erano mossi correttamente dopo la segnalazione arrivata dal primario, Michele Casalis, per il decesso anomalo di gennaio. Inviarono il sangue a Careggi per le controanalisi e costituirono una commissione con professionisti esterni per cercare di capire cosa potesse essere accaduto. Certo pensavano a tutto meno che a un killer in corsia, ipotizzavano qualche patologia. Poi ci fu anche il morto di marzo. E a quel punto, con i nuovi risultati, la Mechi chiamò direttamente me».

E quindi scattò la segnalazione alla Procura.

«Giustarini e Galli aspettavano, com’è logico, di avere qualcosa di più chiaro in mano prima di mettermi al corrente. Certo è che, con le seconde analisi anomale, qualche dubbio mi è venuto subito. Sono bastate un paio di domande per capire che le patologie non c’entravano nulla, ma c’era un “agente esterno”».

Due domande?

«Certo. La prima: questi pazienti dovevano avere eparina? Risposta “no”. E la seconda: la “scoagulazione” è arrivata insieme agli altri sintomi della “Cid” (coagulazione intravascolare disseminata, ndr)? Riposta, “no, è stata un fenomeno isolato”. Ecco, questo è bastato a capire che c’era qualcosa che non andava. Faccio il direttore generale, ma sono anche un medico anestesista e rianimatore. E so bene che la scoagulazione da sola non avviene, ma quando c’è è accompagnata anche da altri sintomi della Cid come, ad esempio, fenomeni trombotici. Insomma, senza andare troppo nel complicato, la scoagulazione da sola si causa solo con la chimica».

A quel punto partì la segnalazione.

«Chiamai la mia segretaria e le feci prendere un appuntamento con il procuratore capo. Mi ricevette quasi subito (il 7 maggio, ndr) e concordammo che l’Asl avrebbe fatto un esposto. Lo portammo a mano qualche giorno dopo, ma intanto i Nas si erano già messi in moto».

Così partì l’indagine. E iniziarono anche i primi interrogatori. Ma, essendo coperta da segreto istruttorio, per qualche mese la direzione dell’Asl rimase all’oscuro.

A settembre, però, lei trasferisce la Bonino. Come mai fu presa questa decisione?

«Arrivarono degli elementi nuovi che mi spinsero, anche per tutelare la collega, a prendere quella decisione. Giustarini mi chiamò dicendomi che mi avrebbe telefonato il comandante dei Nas, cosa che avvenne di lì a poco. Mi disse che era stato trovato, nei rifiuti, un flacone di eparina. Ne parlai con Galli e mi disse che erano in corso una serie di interrogatori, a tutto il personale. Ma che Fausta Bonino veniva sentita più spesso degli altri. Ritenni quindi che fosse troppo sotto stress per tenerla in un reparto così delicato e la spostai (poi lei fece ricorso, ndr). Qualche giorno dopo i Nas mi chiesero una copia della lettera di trasferimento. Da allora, fino agli arresti, non ho saputo più nulla».

Adesso Porfido è direttore generale alla Asl di Savona. Per uno strano gioco del destino è proprio la Asl dove Fausta Bonino ha iniziato il suo lavoro da infermiera.

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