Il Tirreno

Strage dell’eparina, c’è un sopravvissuto

di Cristiano Lozito
Strage dell’eparina, c’è un sopravvissuto

Ex magonista superò una violenta emorragia dopo il ricovero in rianimazione. Nel letto vicino al suo la prima delle 13 vittime

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PIOMBINO. C’è un sopravvissuto nella tragica vicenda dei morti da eparina all’ospedale di Piombino. Almeno così gli investigatori e i membri della commissione sanitaria d’inchiesta definiscono Dilo Canessa, 73 anni, ex operaio della Magona. L’uomo nel gennaio del 2014 era vicino di letto di Marco Fantozzi, l’ex centralinista dell’Asl di Livorno, primo della lista di 13 persone che, secondo gli inquirenti, sono stati uccisi a Villamarina dall’infermiera Fausta Bonino.

Il nome di Canessa è finito all’attenzione dei Nas quando i carabinieri, esaminando le cartelle cliniche dei pazienti passati dal reparto di rianimazione e terapia intensiva dell’ospedale di Piombino, sono stati attirati dalla particolarità del suo caso.

Il pensionato piombinese infatti era passato dal pronto soccorso dell’ospedale lo stesso giorno di Fantozzi, il 13 gennaio 2014, per colpa di un problema di anemia, che lo aveva costretto a ricorrere alle cure dell’ospedale.

Il giorno dopo Canessa era stato sottoposto alle trasfusioni, e poi ricoverato in rianimazione, dove il 15 gli era stato riscontrata una seria scoagulazione – senza una ragione plausibile – con conseguente emorragia che però era stata affrontata in tempo, tanto che il paziente si riprese in tempi relativamente rapidi.

Ecco perché la commissione regionale di indagine costituita dall’assessore Stefania Saccardi e affidata a Riccardo Tartaglia, responsabile regionale del settore “Rischio clinico”, parla di 14 pazienti considerati, con 12 morti per «verosimile somministrazione abnorme di eparina, un paziente sopravvissuto e un altro caso in cui il decesso non è stato conseguente a problemi di coagulazione». Quello appunto dell’87enne Marcella Ferri, a cui venne somministrata un’iniezione («di un liquido chiaro», ha sostenuto il figlio, Francesco Valli), a cui poco più di un’ora dopo seguì la morte della paziente.

Il caso della morte di Fantozzi (avvenuta il 19 gennaio 2014) era stato giudicato meritevole di attenzione già il giorno dopo il decesso dal laboratorio di analisi dell’ospedale piombinese, quando qualcuno si accorse che quella violenta emorragia non aveva ragioni patologiche e nemmeno poteva essere collegata ai farmaci che gli erano stati prescritti. Il problema è che a questi dubbi – come ha spiegato ieri anche la commissione regionale costituita dall’assessore Saccardi – non fecero seguito i necessari approfondimenti.

Ora i Nas, messi insieme tutti i casi finora accertati, hanneo evidenziato anche quello di Canessa che però, secondo indiscrezioni, non sarebbe in grado di fornire particolari utili all’indagine, viste le condizioni precarie in cui versava nei giorni del ricovero a Villamarina e nel momento in cui – come presumono medici e investigatori – gli fu somministrata eparina.

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