L’ex pilota di aereo che ha creato il mais autoctono elbano
Scommessa vinta per il trentaseienne Gianluca Eletti «Quest’anno produrrò 700 chili di farina di granturco»
MARINA DI CAMPO. Gianluca Eletti, campese, a 36 anni volava nei cieli italiani come pilota-istruttore a Perugia e altrove, ma nel suo palmares c’è pure la passione per lo sport come ironman di triathlon. Poi una svolta radicale lo ha fatto tornare alla sua terra creando Orione, un agriturismo dalle coltivazioni biologiche a 360 gradi e, rivoluzione nella rivoluzione, ha prodotto, unico all’isola, il mais catalogato “Va 267 autoctono elbano”. Una novità nel panorama agricolo con forti prospettive ed Eletti punta, nel 2016, a produrre 700 chili di farina di granturco. Saranno allora in tanti a gustare la polenta elbana.
«Nel 2013- dice- ricordi d’infanzia mi hanno fatto nascere l’idea. Ho rivisto la scena dell’arrivo a casa, portate dagli zii contadini, delle pannocchie di granturco da sgranare e io mi mettevo al lavoro. Mi sono deciso a piantare il mais, ma non quello ibrido dal sapore uniforme, selezionato per resistere alle malattie e garantire la produttività. Volevo un mais tradizionale, il mais elbano dal sapore autentico». E l’ex liceale del Foresi, che aveva avviato anche la carriera militare alla Nunziatella nonché gli studi di giurisprudenza, ha contattato il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura di Bergamo, sezione “maiscoltura”: «Mi hanno dato 200 semi del granturco autoctono elbano e li ho messi in via sperimentale nel terreno vicino a casa. Un modo per controllare le fasi di crescita, proteggendo la zona col recinto elettrico per evitare scorribande di cinghiali. Alla fine la produzione è stata un successo e sono riuscito a riprodurre i semi». Nel 2015 il mais è nato anche in alcuni campi della pianura campese che va verso Cavoli, evitando alla coltura contaminazioni di altre varietà di mais, curando la distanza da altri impianti, nel periodo di impollinazione: «Ho usato, in due turnazioni, una semplice seminatrice a fila singola, poi delle piccole frese per la rimozione delle erbe infestanti e l’areazione del terreno. La resa non è stata elevata ma le piante si sono sviluppate forti, robuste e prive di malattie. Quindi la raccolta, fatta a mano ad agosto, come pure spannocchiatura e sgranatura. La farina, ottenuta in un mulino esperto di Lucca, spero di commercializzarla in negozi di prodotti autoctoni isolani e inizierò le vendite sul nostro sito internet. Produrrò 700 chili di farina ed è grande la mia soddisfazione: ora esiste il mais autoctono elbano. Devo ringraziare i laboratori bergamaschi del professor Valoti, i miei genitori e tutti i parenti, tra cui mio cugino Stefano. Grazie anche a chi mi ha dispensato consigli, certi pensionati mi dicono e mi rallegrano le giornate di lavoro. Ringrazio infine i proprietari dei terreni messi a disposizione e chi ha tifato per me».
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