Il Tirreno

«Gli passai i contanti in una busta chiusa»

«Gli passai i contanti in una busta chiusa»

La testimonianza di Ferrini (Val di Denari srl): credevo servissero per pagare le spese del contratto

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PORTOFERRAIO. La giunta comunale è appena terminata. È il 18 dicembre 2014. Nella stanza del vice sindaco Marini (non presente) ci sono quattro persone. Michele Pinzuti, Riccardo e Carla Ferrini della Val di Denari srl e il funzionario Pagnini. È in quel momento che viene firmata la convenzione tra la Val di Denari e il Comune per il Peep e avviene il passaggio dei 5mila euro in una busta chiusa da Ferrini a Pinzuti. È lo stesso Riccardo Ferrini a ricostruire quanto sarebbe accaduto davanti al giudice, interrogato dal vice procuratore Lorenzi. «I soldi me li aveva chiesti in contanti, prima 3mila euro e dopo pochi minuti 5mila euro. Li ho fatti prelevare da mia sorella Carla a cui ho chiesto di raggiungerci – racconta Ferrini al giudice – credevo si trattasse di una cortesia per accelerare i tempi per la convenzione», ha spiegato Ferrini. In quell’occasione non viene rilasciata alcuna ricevuta da Pinzuti.

Ferrini, da mesi, stava cercando di sollecitare l’amministrazione portoferraiese per chiedere un’accelerazione dei tempi per la firma della convenzione, dal momento che entro il 31 dicembre del 2014 scadevano i tempi per ottenere un mutuo da 1,6 milioni per sbloccare l’edificazione dei 12 alloggi popolari a Val di Denari.

Tra dicembre e febbraio Ferrini dice di aver chiesto le ricevute alla segreteria del Comune, il 7 gennaio viene ricontattato da Pinzuti. Si trovano in Comune e parlano in un bar: «Mi spiegò che mi avrebbe restituito la cifra, ma aveva i contanti in casa in quanto in Comune avevano problemi con la cassaforte», ha raccontato Ferrini che poi ha spiegato come Pinzuti lo avrebbe informato circa un errore di calcolo nella convenzione, per il quale la Val di Denari avrebbe incassato 30mila euro in più del dovuto dal Comune. Ferrini ha dichiarato di essere rimasto «sbalordito» di fronte a quanto detto dal segretario che gli avrebbe proposto una divisione in parti eque dei 30mila euro. Il 27 gennaio , secondo quanto raccontato dall’imprenditore, Ferrini incontra Pinzuti nella casa dell’ex segretario che gli restituisce 4mila euro in contanti e gli promette di dargli nei giorni seguenti le ricevute.

L’avvocato difensore di Pinzuti cerca di incalzare l’imprenditore: in particolare gli chiedese i soldi voluti da Pinzuti fossero relativi ai diritti di segreteria di Pinzuti o al rogito della convenzione (Ferrini non ricordava con precisione) e ha chiesto a Ferrini di ricordare se fosse stato proprio Pinzuti a chiamarlo chiedendo di portare 5mila euro per la stipula della convenzione. Altro particolare emerso è il ricevimento da parte di Ferrini di un assegno da 2mila euro inviato da Pinzuti il 7 maggio del 2015, a copertura della differenza (le spese ammontavano a soli 290 euro). In pratica l’imprenditore avrebbe, alla fine dei conti, incassato da Pinzuti circa 1700 euro in più di quanto gli avrebbe versato nella busta nel dicembre 2014. (lu.ce.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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