La protesta
«Mia moglie è innocente, ora riaprite tutti i casi»
A “Chi l’ha visto” parla il marito Renato Di Biagio: «Cucito un brutto vestito addosso alla persona sbagliata. Si capirà che in altre situazioni lei non c’era»
PIOMBINO. «Vivo con mia moglie da 35 anni, non è un serial killer, è una persona normale»: ha gli occhi segnati dallo stress e dalle lacrime Renato Di Biagio, il marito di Fausta Bonino, l’infermiera accusata di aver ucciso 13 persone nel reparto di rianimazione con iniezioni di eparina. Dopo essersi negato a lungo con la stampa sceglie la trasmissione “Chi l’ha visto” per rilasciare la sua prima intervista, un quarto d’ora senza domande scomode, ma dal quale esce un quadro della donna ben diverso da quello disegnato dagli inquirenti. E, in effetti, dal marito non ci si poteva aspettare niente di diverso.
È provato Renato Di Biagio e, nel suo racconto, ripercorre quanto avvenuto dall’arresto della sera del 30 marzo scorso, al rientro da una gita a Parigi. Avanza dubbi su come è stata condotta l’inchiesta e, dice con tono deciso: «Faremo tutto il possibile per dimostrare che Fausta è innocente, che hanno cucito un brutto vestito addosso alla persona sbagliata».
L’incubo per la famiglia Di Biagio va avanti ormai da due settimane: «L’unica cosa che ci dà forza, a me e ai miei figli, è la completa certezza dell’estraneità di mia moglie da questa vicenda. Hanno costruito ad arte un castello di accuse che, però, non sta in piedi. Vogliano far credere che mia moglie sia una persona diversa, ma non hanno quasi niente in mano».
L’arresto avvenne all’aeroporto di Pisa, la sera del 30 marzo scorso. «Ci fermarono in modo plateale e ci portarono in caserma parlando di un controllo di routine. Ma io sapevo già che non stavano dicendo il vero, c’erano già stati interrogatori come “persona informata sui fatti”. E così, dopo due ore di attesa, quando mi hanno fatto entrare, ho scoperto che Fausta era stato notificato l’ordine di arresto per gli omicidi, aggravati dalla crudeltà. Mi è caduto il mondo addosso, perché sapevamo che stavano indagando, ma nessuno ci aveva mai detto che si sospettava di un serial killer in corsia. Difficile anche immaginarla una cosa del genere».
Sono stati attimi di grande sgomento, misto a incredulità, per Renato Di Biagio. Lui nell’innocenza della moglie crede senza alcuna riserva. «Ripeto, ci vivo insieme da 35 anni. Mai, in tutto questo tempo, ha dato un solo segnale che facesse pensare a schizofrenia o a qualche altra patologia psichiatrica. Ha sofferto di una malattia ben precisa (l’epilessia, ndr), ma l’ultima crisi risale agli inizi degli anni ’90. Stava bene da tempo. E qualunque neurologo può dire con serenità che non c’è alcun nesso fra le cose».
L’ordinanza di arresto, però, disegna una Fausta Bonino diversa, una donna dalla doppia personalità. E sempre presente in reparto ogni volta che c’è stato un decesso.
«Quella è l’unica cosa che hanno. Fausta era in reparto quando quelle persone sono morte. E allora? Fausta era in reparto sempre, cinque giorni su sette. Amava il suo lavoro e faceva turni più lunghi degli altri. Mi pare molto poco per accusarla di tredici omicidi. Credo che adesso sia necessario rivedere molte cose delle indagini».
Per esempio? «Insieme al mio avvocato, che è persona molto preparata e ha preso a cuore questa cosa, chiederemo che vengano analizzate tutte le cartelle cliniche di tutti i decessi avvenuti negli anni in quel reparto. In questo modo si potrà capire se ci sono stati morti per le stesse cause in giorni in cui Fausta non era al lavoro».
Però ci sono delle intercettazioni, delle frasi pesanti, degli indizi. Una, soprattuttto “possibile che abbia fatto qualcosa di cui non mi sono accorta?”. «Sono stati gli inquirenti - dice ancora Di Biagio - a ripetere ossessivamente, per ore, a Fausta che qualcosa aveva fatto. A metterle il dubbio nella testa. A farle pensare di aver commesso qualcosa senza rendersene conto».
Renato Di Biagio è anche andato a trovarla più volte in carcere: «E ho trovato una donna molto forte e determinata a dimostrare la propria innocenza. È provata, certo, ma sta reagendo. E dà forza anche a me ai miei figli. Per fortuna abbiamo un bravissimo avvocato (Cesarina Barghini, ndr) che, come noi, è convinta dell’innocenza di Fausta. Faremo tutto il possibile per dimostrarla».
@guifiorini
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