La manifestazione
Dilagano le morti sospette
«Nostro padre non è in lista ma anche lui fu ucciso da una strana emorragia»
PIOMBINO. «Aveva solo una polmonite ma morì dopo alcuni giorni in rianimazione, a Villamarina. E quando andammo per vestirlo, quelli della Pubblica assistenza non ci fecero entrare perché dissero che babbo perdeva ancora troppo sangue dalle orecchie, non sapevano come fare, dovevano inventarsi dei tappi con le garze». Massimo Ferrari e la sorella Franca, dopo aver letto che quello stesso reparto di rianimazione è al centro di un’inchiesta, dopo aver appreso che la Procura ha arrestato l’infermiera Fausta Bonino con l’accusa di aver ucciso tredici pazienti, e malgrado in quella “lista nera” non comparisse il nome del loro padre, hanno aspettato qualche giorno. Ci hanno riflettuto a lungo. Poi si sono decisi e si sono rivolti a un legale, l’avvocato Rosy Di Falco. Perché ora vogliono vederci chiaro.
Stamani l’avvocato chiederà all’Asl la cartella clinica di Gianfranco Ferrari, morto il 21 agosto 2015 a Villamarina per «problemi respiratori». Ferrari aveva 81 anni. A quanto pare, fu ricoverato una prima volta ma subito dimesso: «Dissero che era solo disidratato», spiega l’avvocato. La seconda volta, però, fu diagnosticata la polmonite. Era il 10 agosto. Fino al 16, l’uomo fu curato nel reparto di medicina. Le terapie furono proseguite nel reparto di rianimazione, dove fu trasferito il 17. Le condizioni del paziente, spiega ancora l’avvocato, cominciarono poi a migliorare. Al punto che «il primario Michele Casalis disse loro che presto lo avrebbero riportato nel reparto di medicina». Invece, quattro giorni dopo, l’uomo morì. Era il 21 agosto del 2015, appunto. All’epoca, Villamarina sapeva di avere un problema con gli “scoagulati”. Era anche in corso l’inchiesta dei carabinieri del Nas. Ricordiamo che il primo paziente della lista è del gennaio 2014. Qui invece siamo nel periodo tra la morte del dodicesimo (Marcella Ferri, 9 agosto) e quella del tredicesimo (Bruno Carletti, 29 settembre). E soprattutto si parla ancora di emorragia post mortem, di sangue copioso e incontenibile. Il tipico effetto, come hanno spiegato gli esperti, causato da un uso massiccio di eparina, l’anticoagulante che secondo la Procura sarebbe stato usato dalla Bonino per uccidere.
Il corpo di Ferrari non è stato cremato, per cui potrebbe essere riesumato insieme ad altri. La morte, sempre a quanto ci riferisce la famiglia, sopraggiunse la mattina. Era un venerdì.
Non sappiamo se anche in quel caso fosse di turno Fausta Bonino. Se così non fosse, sarebbe un punto a suo favore, considerando che l’impianto accusatorio si regge anche sulla presenza dell’infermiera durante tutte e tredici le morti sospette. In ogni caso è un’altra segnalazione che conferma un fatto, a questo punto l’unico incontrovertibile: quello dei decessi anomali, “inspiegabili”. Polmoniti o fratture rivelatesi all’improvviso letali. Pazienti spesso anziani, certo, ma morti dissanguati. Chiunque sia stato o comunque questo sia avvenuto, lì c’è stato un problema.
Perché quello di Gianfranco Ferrari non è l’unico caso che si aggiunge alla triste lista dei tredici. Soltanto allo studio legale Napoleoni si sono rivolte altre otto famiglie che hanno perso un congiunto non compreso in quell’elenco. Altre due famiglie sono andate allo studio Balestrieri: l’avvocato proprio mercoledì ha ottenuto le cartelle cliniche di entrambi i pazienti. Uno morto nel giugno 2014, uno nel maggio 2015. Tutti e due scoagulati.
Il capo della procura, Ettore Squillace Greco, ribadisce che tutte queste segnalazioni vengono prese in considerazione ma che al momento l’indagine riguarda soltanto le tredici di partenza.
E in ogni caso c’è un nodo che va sciolto il prima possibile: la responsabilità di Fausta Bonino. L’accusa nei suoi confronti, omicidio plurimo aggravato dalla crudeltà, è gravissima. Non c’è tempo da perdere.
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