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Infermiera in carcere, i Nas indagano su altri 35 casi sospetti
Piombino: via alla riesumazione dei pazienti morti (ma 6 sono cremati). Fissata l'udienza al tribunale del Riesame sulla richiesta di scarcerazione della Bonino
PIOMBINO. La Procura di Livorno ha deciso: attiverà le pratiche per la riesumazione dei pazienti deceduti in circostanze anomale all’ospedale Villamarina di Piombino tra il gennaio 2014 e il settembre 2015.
Ma non solo, perché effettuerà indagini anche su altre 35 morti sospette avvenute sempre nello stesso reparto ma in un arco di tempo più ampio. L’inchiesta “morte in corsia” attraverso questi nuovi accertamenti passa così alla fase due, quella della ricerca di altre prove in grado di rafforzare l’impianto accusatorio. Soprattutto in vista di un eventuale processo in Corte d’Assise e dei tanti dubbi che ancora rimangono da chiarire, sia a livello sanitario - la task force del Ministero della Salute è al lavoro da lunedì 12 a Villamarina - sia a livello investigativo: perché non sono state messe le telecamere nel reparto, è la domanda più frequente.
Per questo, a distanza di tredici giorni dall’arresto di Fausta Bonino, l’infermiera di 55 anni accusata di aver ucciso tredici pazienti attraverso l’iniezioni di eparina nel reparto di Rianimazione dell’ospedale piombinese, ieri mattina i carabinieri del Nas hanno effettuato una riunione in Procura con il pubblico ministero Massimo Mannucci, titolare dell’indagine.
Al centro dell’incontro la possibilità di riesumare i cadaveri per verificare le cause della morte come, a dire il vero, aveva chiesto anche l’avvocata della donna all’indomani dell’arresto della sua cliente di ritorno da un viaggio a Parigi con il marito.
La prima novità che trapela dagli investigatori è che da un censimento effettuato nei giorni scorsi sulla lista delle vittime è emerso che sei di queste sono state cremate pochi giorni dopo la morte. Dunque su queste si possono più fare approfondimenti.
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Ne restano sette sulle quali sarà è invece possibile lavorare ed effettuare delle analisi. In particolare - conferma chi indaga dopo aver ascoltato un ematologo - dai resti delle vittime è possibile verificare la cause del decesso, ma non la presenza di eparina, l’anticoaugulante con cui l’infermiera avrebbe ucciso.
E allora perché procedere alla riesumazione? Perché gli investigatori sono convinti di trovare sui resti dei sette cadaveri dei tratti comuni ricorrenti, in particolare che la causa della morte sia stata un’emorragia.
«Visto che ci sembra difficile che l’indagata possa confessare - spiegano gli inquirenti - ci aspetta un processo indiziario dove ogni singolo elemento può essere utile per confermare l’impianto accusatorio».
È in questa filosofia investigativa che i carabinieri del Nas hanno raccolto le segnalazioni dei parenti di 35 pazienti deceduti all’ospedale di Villamarina e che dopo l’arresto dell’infermiera si sono fatti avanti per esprimere i loro dubbi sui giorni che hanno preceduto la morte del loro caro.
Il passo successivo è quello di acquisire le loro cartelle cliniche, verificare la causa della morte e successivamente incrociare i dati con quelli che riguardano la presenza dell’infermiera nel reparto.
Come è emerso dalle indagini e come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, Fausta Bonino negli ultimi anni ha sempre effettuato il turno pomeridiano e i tredici decessi che le vengono contestati sono avvenuti in un orario compatibile con la sua presenza in ospedale.
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