Il Tirreno

«Sì ai lavori al porto ma tutti i soci devono pagare»

«Sì ai lavori al porto ma tutti i soci devono pagare»

La Cpc replica alle accuse dei diportisti ribelli di Terre Rosse sui mancati interventi dopo l’alluvione dell’ottobre 2015

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PIOMBINO. La Cpc, che gestisce l’approdo delle Terre Rosse, replica alle accuse del centinaio di soci diportisti che accusano i titolari della concessione di quella parte di canale con 600 posti barca, di non essere intervenuti dopo l’alluvione del 28 ottobre che ha provocato secondo loro una situazione di pesante, degrado, denunciata anche all’assessore Claudio Capuano.

I cento proprietari, per questo motivo, hanno smesso di pagare il canone e chiedono appunto un intervento sia del Comune che dell’Autorità portuale.

E così la Cpc spiega di «avere in corso una profonda ristrutturazione amministrativa e organizzativa tesa a migliorare sensibilmente e stabilmente il livello di servizio reso ai diportisti proprietari dei posti barca dell’approdo Terre Rosse».

Quindi la società prosegue sostenendo di «aver iniziato dopo un lunghissimo iter burocratico autorizzativo i lavori di ripristino della navigazione del porto-canale dopo l’evento alluvionale del 28 ottobre».

La colpa dei tempi lunghi dunque viene attribuita «alla burocrazia interna di alcuni enti interessati a dare le autorizzazioni allo svolgimento dei lavori con stringenti prescrizioni attuative dei lavori stessi».

Però la Cpc, rispetto allo stop al pagamento del canone da parte dei cento diportisti, afferma che «la buona riuscita del rinnovamento e della riqualificazione delle strutture parte ovviamente dalla necessità che tutti i diportisti (come molti puntualmente effettuano) paghino il canone annuale di gestione, salvaguardando così l’interesse generale».

Detto questo i dirigenti della Cps confermano «la volontà di illustrare il progetto di riqualificazione agli utenti con la massima trasparenza ed anche accettando proposte costruttive da parte dell’utenza stessa. Ci faremo promotori in tempi brevi di un primo incontro per affrontare gli argomenti dei cui sopra, contando inoltre di instaurare un flusso informativo costante fra la gestione e tutta l’ utenza».

La questione dell’approdo Cpc (l’altro a Terre rosse è quello della coop Pontedoro) è molto complicata. In realtà, il Comune che è stato chiamato in causa dai diportisti, è interessato solo in parte, se non per mantenere una sorta di “pace sociale” in un settore, quello del diporto, che è fondamentale per la città. L’Autorità portuale, invece, pur avendo la titolarità del demanio marittimo, controlla solo una parte del canale che, dal ponticino in su, è del demanio idrico, quindi controllato ora dalla Regione, dopo la chiusura delle Province. E la concessione alla Cpc è ancora provinciale.

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