Sicurezza
Il deputato detta la linea «Incentivi a chi si unisce»
Edoardo Fanucci è tra i firmatari della proposta di legge presentata alla Camera «Attuando una politica del campanile non si andrà da nessuna parte»
PORTOFERRAIO. Edoardo Fanucci, deputato Pd di Montecatini Terme, fra i firmatari della proposta di legge sulla fusione dei Comuni attualmente in dibattito in Parlamento, è fortemente convinto della bontà del disegno di legge, tanto più se rapportato a un territorio, come quello dell'Isola d'Elba, in cui la frammentazione amministrativa è un danno costante. «Realtà come quella elbana – ci ha detto prima che iniziassero i lavori del convegno dove era stato invitato – rappresentano un ostacolo agli investimenti. Quello che noi proponiamo è una maggiore qualità dei servizi per il cittadino e le imprese che sono il volano dell’economia locale. Oltre al fatto che miglioreranno i rapporti di rappresentanza dei Comuni, quando si tratterà di affrontare i problemi su scala regionale e nazionale».
La proposta di legge propone la fusione dei comuni al di sotto della soglia dei cinque mila abitanti: nel corso del convegno Fanucci ha snocciolato gli incentivi a favore dei Comuni che intendono fondersi (carota) e i disincentivi ai piccoli Comuni che non vogliono farlo (bastone). L'obiettivo è costituire enti più grandi, all’Elba come nel resto della Toscana. «I Comuni dell'Elba (escluso il capoluogo che conta invece oltre 12 mila abitanti) - continua il deputato - rappresentano un limite oggettivo allo svolgimento efficace ed efficiente dell'azione amministrativa. La fusione è un percorso virtuoso e assolutamente necessario. Evitiamo che essa ci venga imposta dall'alto. Occasioni come quella di oggi servono per prendere coscienza del problema, analizzare le proposte e quindi scegliere in modo oculato e accorto, perseguendo il bene della collettività. E poi – continua ancora Fanucci – con la fusione sono previsti incentivi dalle leggi regionali e nazionali. È possibile riattivare investimenti, sviluppare economie di scala e di scopo. La normativa ha introdotto misure consistenti al fine di favorire i processi aggregativi. Per i Comuni istituiti a seguito di fusione, per esempio, non si applica il blocco delle assunzioni e viene assegnato, per dieci anni, un contributo straordinario al 40% dei trasferimenti erariali attribuiti nel 2010. Inoltre, la Regione assegna un ulteriore contributo pari a 250 mila euro all'anno per cinque anni».
La proposta dei deputati dell'area Pd, nata per ottimizzare la spesa pubblica, offre un'opportunità che sarebbe sciocco trascurare, sapendo che comunque si andrà alla fusione, secondo l’obiettivo dei firmatari, nel 2018, anno di non ritorno. Chi non si trova “allineato” con la normativa, sarà obbligato a farlo, per di più senza incentivi. Per muovere intento i primi passi, si può praticare intanto la “fusione stretta”, che comprenderebbe unire quei comuni che hanno la stessa tipicità storica, i nuovi sono nati da una costola dei vecchi. Quindi si attuerebbe l'unione larga che raggrupperebbe gli strumenti giuridici in un’Unione dei Comuni per la gestione del territorio, i piani regolatori, la gestione dei rifiuti e così via. «Non è che attuando una politica del campanile – continua il deputato – si amministra meglio i paesi. Noi dobbiamo mandare un messaggio chiaro alla gente - conclude Edoardo Fanucci - le comunità elbane devono arrivare ad autodeterminarsi. Sono i cittadini che devono indicare la strada: dal basso - conclude - si fanno le rivoluzioni».
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