Il dolore
Fusioni, i sindaci ci pensano
Riparte il dibattito sulla semplificazione: Barbetti scettico sui Comuni di versante
PORTOFERRAIO. Il dibattito pubblico sulla semplificazione amministrativa è ripartito. È il risultato più importante raggiunto dal convegno sulla semplificazione amministrativa, organizzato da Il Tirreno e dalla Fondazione Isola d’Elba e andato in scena nel pomeriggio di ieri alla sala De Laugier di Portoferraio. Per la prima volta dai giorni della campagna sul Comune unico i sindaci elbani (assenti solo Anna Bulgaresi e Claudio De Santi) si sono seduti allo stesso tavolo per interrogarsi sull’assetto istituzionale dell’Elba del futuro.
I primi approcci dei sindaci sulle ipotesi di fusione tra i Comuni sono serviti a riaccendere una scintilla, il convegno di ieri ha riacceso definitivamente la discussione. Una nota incoraggiante sebbene, sia chiaro, il traguardo sia lontano e le idee in campo siano ancora distanti dal trovare una sintesi.
“Otto...tre...uno: quanti comuni per l’isola d’Elba?”. Era la domanda che il convegno del De Laugier ha posto agli amministratori elbani, sull’onda lunga della proposta di legge di un gruppo di deputati Pd relativa alla fusione dei Comuni con meno di 5mila abitanti. Una legge, per inciso, che all’Elba non piace neanche a chi in questi giorni alle fusioni ci sta pensando seriamente (Ciumei non ha esitato a definirla una «legge liberticida»). Lasciando sullo sfondo le strategie del governo e della Regione cerchiamo di concentrarsi sull’Elba: Il dato incoraggiante è che tutti i sindaci presenti, almeno a parole, sono contrari alla conferma dello status quo. O, più precisamente, ad andare avanti con una struttura a otto Comuni. Il dato negativo, al contrario, è legato all’eccessiva eterogeneità delle idee ad oggi in campo.
Lorenzo Lambardi, primo cittadino di Campo nell’Elba, ha confermato nel corso del convegno la posizione esternata nei giorni scorsi e ha aperto ancora una volta alla fusione con Campo, Marciana e Marciana Marina. «C’è un discorso avviato con Ciumei e Bulgaresi – dice Lambardi – non dovrà esserci un’imposizione da parte di nessuno, ma l’idea è andare avanti con iniziative che coinvolgano i nostri cittadini e spieghino i dettagli del progetto. I Comuni di versante? Non ho inventato nulla, ma partendo dalle difficoltà che i Comuni hanno, soprattutto quelli piccoli, credo sia la soluzione migliore». Lambardi, parlando di fusione, tira in ballo anche Andrea Ciumei, che si dice aperto all’idea ma, nel corso del suo intervento, ribadisce l’importanza dell’autonomia e dell’autodeterminazione dei Comuni. «Sono disponibile a ragionare all’idea di un Comune unico del versante occidentale, ma la legge sulla fusione obbligatoria proposta in Parlamento va oltre. Dobbiamo analizzare assieme ai cittadini i vantaggi e gli svantaggi della fusione e sono d’accordo con Giannina Usai quando dice che per i Comuni dell’isola si debba pensare a soluzioni diverse, che tengano conto dell’insularità». Insomma, c’è ancora da lavorare, soprattutto se si tiene conto che Bulgaresi, la grande assente, è ancora più fredda sul progetto di fusione.
Paradossalmente il sindaco più convinto di spingere sulle fusioni è quello che avrebbe meno interesse a farlo. Mario Ferrari è il primo cittadino di Portoferraio, l’unico con una popolazione superiore a 5mila abitanti. «Parlare di accorpamento di Comuni, in questo momento storico, è d'obbligo. Gli eventi di questi ultimi mesi hanno dimostrato, se ce ne fosse stato bisogno, l'inadeguatezza dell'Elba divisa in 8 comuni – dice – è da tempo che ci poniamo il problema di come porsi all'esterno, in continente come siamo soliti dire, ed è sempre da tempo che la risposta è univoca: bisogna presentarsi come Isola d'Elba. La soluzione ideale per l'Elba potrebbe essere la suddivisione in tre Comuni, Portoferraio, e l'accorpamento dei piccoli comuni dell'Elba occidentale e dell'Elba orientale; percorso che sta prendendo piede anche nel comune sentire».
Chi, invece, è assolutamente contrario alla divisione in tre Comuni è il sindaco di Capoliveri Ruggero Barbetti: «I tre Comuni non mi convincono assolutamente – spiega – quanto al Comune unico era a favore, ma non possiamo non tenere conto del voto inequivocabile dei cittadini elbani». E allora quale soluzione? Barbetti un’idea ce l’ha: «La mia proposta è restare in otto ma con un’Unione dei Comuni che gestisca quindici funzioni amministrative fondamentali al posto delle amministrazioni – racconta – penso alle funzioni di protezione civile, polizia municipale promozione turistica fino alla gestione dell’urbanistica e della raccolta dei rifiuti». Difficile, dunque, che Capoliveri possa essere compresa in un Comune unico del versante orientale, a cui pensano i sindaci Renzo Galli di Rio Marina e Luca Simoni di Porto Azzurro: «Da tempo ho parlato di fusione con De Santi e con Simoni – ha spiegato Galli – i Comuni di versante possono essere una soluzione, ma ho almeno tre dubbi a partire dalla destinazione delle risorse, alla gestione del territorio fino al problema della gestione dei debiti dei Comuni vicini. Poggia e buca non fa pari e io le buche degli altri Comuni non le voglio». Simoni si dice «possibilista» di fronte all’ipotesi di una fusione con le due Rio: «Sono stato un oppositore convinto del Comune unico: quel progetto è morto e sepolto perché così hanno voluto gli elbani. I tre Comuni sarebbero invece una soluzione interessante».
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