Sicurezza
Forestale e rifiuti, possibili altri sequestri
Agenti al lavoro anche ieri. Intanto ecco le osservazioni dei comitati, contrari allo smaltimento di amianto
PIOMBINO. Anche ieri la Forestale ha lavorato all’interno del sito industriale di Aferpi.
E, dopo il sequestro di parte della discarica Li53, di proprietà del Demanio e da bonificare su decreto del ministero dell’Ambiente (ma non si sa ancora con quali soldi), non sono esclusi altri provvedimenti per altre aree.
Dall’azienda pochi i commenti, se non quello dell’Amministratore delegato di Aferpi, Fausto Azzi: «La questione non interessa direttamente Aferpi, tuttavia confermo tutta la nostra disponibilità a collaborare. Ritengo che parte dei problemi avuti in passato dalla siderurgia a Piombino siano dovuti anche all'attenzione ambientale avuta, penso in particolare alla chiusura del sinter».
Certo il problema dei rifiuti industriali, peraltro presente da decenni sul territorio, in qualche modo va risolto. E qualcosa andava fatto già prima che ci mettesse le mani la magistratura.
Una cosa è certa: su circa ottanta ettari ci sono oltre un milione di metri cubi di rifiuti pericolosi.
E la messa in sicurezza, trattandoli e portandoli in discarica, o riciclandoli attraverso la tecnologia di Rimateria, che produce “misto cementato”, un valido sostituto del cemento per numerosi impieghi, è l’unica strada percorribile, peraltro alternativa a quella percorsa finora: ignorarli. Come se il vento (e la falda) non li propagassero ormai da tempo, con enormi danni per l’ambiente.
Il progetto di Rimateria, e di riqualificazione delle discariche, che peraltro sarebbero una soluzione anche per i rifiuti di prossima produzione, dalla siderurgia, dalle demolizioni del vecchio stabilimento, dal refitting delle navi, al momento però non sono ancora decollati, anche se sono pronti e all’esame delle banche (per la parte finanziaria) e della Regione (per le autorizzazioni).
Ai comitati non piace, a dire il vero, tanto che nei giorni scorsi hanno presentato una serie di osservazioni alla Regione Toscana, undici in tutto.
In particolare c’è il timore che la creazione di un modulo per l’amianto alla fine porti altri rifiuti da fuori Piombino e che porti alla dispersione di fibre.
«Riteniamo - scrivono - che la discarica con cella di amianto provocherà la dispersione nell'aria di fibre di amianto originate sia dalle operazioni di messa a dimora delle confezioni Rca (rifiuti contenenti amianto, ndr) sia dalle operazioni di trattamento del percolato. Doveva a tal proposito essere stata rilevata, in un arco significativo di tempo, la presenza e la quantità di fibre di amianto nell'aria nei pressi della discarica, dei quartieri di Colmata e Fiorentina e nella città di Piombino. Riteniamo tali rilevazioni indispensabili per fare un raffronto, nell'eventualità si proceda alla installazione della cella mono-dedicata all'amianto, con la situazione attuale e potere individuare le responsabilità dell'eventuale sforamento dei limiti di legge previsti».
Ma Valerio Caramassi, presidente di Rimateria, spiega che l’amianto è assai più pericoloso nella forma attuale, disperso ovunque e non in sicurezza: «Dov'è ora l'amianto, da decenni, non ha mai sortito neanche un millesimo degli scrupoli che ci si fanno. Centinaia di persone mandate in prepensionamento con incentivi perché state a contatto con l'amianto non hanno mosso la minima emozione per le bonifiche da fare. Vedremo le prescrizioni, se ci saranno, che ci verranno fatte, e ci adegueremo».
Guido Fiorini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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