Il Tirreno

La Forestale in Aferpi «Smaltimento irregolare di rifiuti industriali»

di Guido Fiorini
La Forestale in Aferpi «Smaltimento irregolare di rifiuti industriali»

Decine di uomini in azienda, acquisiti documenti sequestrata anche una parte della discarica Li53

4 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. La discarica (abusiva) Li53, da bonificare su ordine del ministero dell’Ambiente, viene ancora usata da Aferpi: questa l’ipotesi che ha portato, ieri mattina, al blitz del Corpo forestale in azienda, ordinato dalla Procura di Livorno.

Una lunga teoria di macchine verdoline, con decine di agenti, si è presentata ai cancelli della fabbrica. In un attimo gli uomini del Corpo sono entrati in tutti gli uffici e bloccato l’intero sistema informatico, quindi sono stati acquisiti numerosi documenti. Poi il piccolo esercito in grigio si è spostato all’interno dello stabilimento, facendo numerosi prelievi in varie aree, compresa la discarica Li53, ancora di proprietà del demanio.

Parte di essa era già stata messa sotto sequestro dopo il controllo di un trasporto di rifiuti a febbraio e anche sulla base di una denuncia di Legambiente che, lo scorso 14 marzo, aveva inviato una lettera all’ufficio ambiente del Comune: «Si segnala - scrive Adriano Bruschi - che da testimonianze dirette sono venuto a conoscenza che la società Aferpi abbandona abusivamente, e in modo incontrollato, in varie aree interne al perimetro industriale di Piombino vari scarti delle proprie lavorazioni. Si tratta di rifiuti composti in gran parte di ferrino di laminazione, classificato come rifiuto speciale pericoloso, in quanto contiene anche oli e grassi minerali. Tale abbandono dei rifiuti avviene anche nella zona chiamata Li53 di pertinenza Asiu - Rimateria, ma anche in altre parti dell'area nel recinto industriale».

Dopo il primo sequestro, quindi, la Forestale ha deciso di effettuare ulteriori controlli, in tutta l’area dello stabilimento. Con tutta probabilità gli uomini del Corpo dovranno restare ancora qualche giorno in azienda.

“L'attività è partita - scrive la Forestale in un comunicato - da un controllo sul trasporto di un carico nel mese di febbraio, nel corso del quale erano state riscontrate irregolarità, con presenza di rifiuti di diversa natura (anche olio e grasso, ndr) all'interno del lotto controllato. La Procura di Livorno ha perciò incaricato il Corpo Forestale di verifiche nell'intero impianto. Le operazioni, coordinate dal Comando Provinciale di Livorno, hanno visto la partecipazione di numerose pattuglie provenienti anche da fuori provincia, affiancate da consulenti tecnici per le necessarie verifiche sui materiali. È in corso inoltre un controllo documentale negli uffici. Le indagini e le verifiche sono state estese anche ad alcune ditte che operano come intermediarie ed nel trattamento finale dei rifiuti, con attività di ispezione nelle loro sedi legali di esse a Roma e Napoli. Vista l'ampiezza degli impianti e le quantità dei rifiuti, le attività richiederanno tempi lunghi”.

Per capire meglio l’intera vicenda va fatto un passo indietro, chiamando in causa anche l’Accordo di programma del 2014 che la questione dei rifiuti industriali non la tratta delegandola, di fatto, a chi avesse ripreso l’attività siderurgica.

Certo è che, al momento dell’acquisizione da parte di Aferpi della ex Lucchini, sono rimaste fuori dal perimetro passato agli algerini sia la discarica Li53, sia un’altra discarica di 32 ettari che la Finanza sequestrò nel 2007. Però Aferpi, che ha in funzione i laminatoi, anche adesso produce scorie di lavorazione. E, quando sarà in funzione l’altoforno elettrico, ne produrrà circa 200mila tonnellate all’anno, dieci volte i rifiuti urbani di Piombino. La gestione dei rifiuti industriali, quindi, è centrale per la città e per la ripresa dell’attività siderurgica. Al tempo stesso altri rifiuti arriveranno dalle demolizioni, così come un flusso importante è previsto dal “refitting” delle navi sul porto. E, visto quanto incidono i costi del trasporto, è impensabile di smaltirli lontano da Piombino.

C’è poi la partita della bonifica della falda acquifera, che numerose relazioni ministeriali indicano da tempo come pesantemente inquinata. Anche questa si lega ai cumuli di rifiuti che insistono sul perimetro, perché l’attività non potrà essere iniziata finché gli stessi non saranno rimossi. Chi dovrà farlo e con quali soldi è ancora da chiarire. Una soluzione (vedi articolo a lato, ndr) può essere il progetto di Rimateria. Una cosa è certa: il problema non può essere rimosso solo ignorandolo, com’è successo da sempre, perché le collinette di veleni sono lì da troppi anni. E, come ipotizza adesso la Forestale, vengono anche ulteriormente alzate.

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore