La protesta
La commissione al lavoro a Villamarina
L’allarme non raccolto due anni fa, la catena di controlli, le procedure: l’assessore Saccardi chiede di far luce su tutto
PIOMBINO. A Villamarina oggi è attesa la commissione regionale di indagine sul caso dei presunti omicidi in Rianimazione. Ieri il responsabile Riccardo Tartaglia ha preso contatti con i carabinieri del Nas, i quali proseguono l’inchiesta che ha portato in carcere a Pisa l’infermiera Fausta Bonino con l’accusa di aver ucciso tredici pazienti (tra il gennaio 2014 e il settembre 2015) mediante dosi massicce di un anticoagulante, l’eparina. Tra l’altro oggi la Procura deve sciogliere la riserva sulla richiesta dei domiciliari avanzata dall’avvocato Cesarina Barghini, sulla quale poi entro fine settimana dovrà esprimersi il gip Antonio Pirato.
Gli accertamenti disposti dall’assessore regionale Stefania Saccardi invece devono far luce sulla catena di controlli e sulle eventuali lacune nelle procedure di sicurezza del presidio sanitario. La prima domanda alla quale l’assessore ha detto di volere una risposta riguarda l’allarme (di cui abbiamo parlato sul Tirreno di domenica) lanciato dal laboratorio analisi dell’ospedale due anni fa, nel gennaio 2014. Una segnalazione, lo ripetiamo, fatta all’indomani del primo dei tredici decessi attribuiti alla mano dell’infermiera. Fu una semplice comunicazione a voce con l’allora responsabile del reparto Massimo Tanteri. Non si parlava certo di omicidio, ma di valori che non tornavano. I dubbi però rimasero tali. L’ematologo del laboratorio, il dottor Fabio Pini, preferisce non commentare: «Posso solo dire che l’ospedale di Piombino non merita di essere additato come un luogo di morte perché è esattamente il contrario. Qui lavorano professionisti capaci e accorti».
Fatto sta che, secondo i Nas, quella fu la prima di una lunga lista di morti sospette. Otto, quell’anno. Altre cinque, l’anno successivo.
Pini è anche l’ematologo che poi ebbe contatti con il Centro trombosi di Careggi, dove per la prima volta nel gennaio 2015 il direttore dell’ospedale Irio Galli, avvertito dal neo primario Michele Casalis, inviò alcuni campioni di sangue. E fu da Careggi che arrivò la risposta della dottoressa Daniela Poli (anche lei oggi sarà a Piombino). Da lì si cominciò a puntare l’attenzione sull’eparina.
Il movente di questa storia resta uno dei tanti misteri. Bonino è ritenuta l’unica responsabile di quelle morti essendo stata sempre di turno in tutte e tredici le circostanze. E non avrebbe usato insulina o altri farmaci, neanche la “classica” bolla d’aria, ma l’eparina. Il farmaco è potente, in dosi consistenti scioglie letteralmente il sangue. C’è chi dice che gli effetti durino al massimo tre ore mentre per la scoagulazione ne occorrano dodici. Insomma, più iniezioni e per una durata che va oltre il consueto turno di lavoro. Si è parlato anche di antidoto, di quel solfato di protamina in grado di interrompere la diluizione del sangue. Ma si è detto anche che, per applicarlo, bisogna essere certi di trovarsi di fronte a un’intossicazione da eparina. Se ne sentiranno e leggeranno tante, di qui all’eventuale processo. C’era una serial killer tra le corsie dell’ospedale? O siamo di fronte a un clamoroso errore giudiziario? E’ presto per avere una risposta sul fronte investigativo. Nel frattempo la si cerca una più rapida su un altro fronte. La commissione regionale ha 15 giorni di tempo per produrre una relazione preliminare.
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