Sicurezza
«I lavoratori non meritano questa bufera»
Per la Uil funzione pubblica occorre ricostruire un clima di serenità, anche colmando le falle nella pianta organica
PIOMBINO. Villamarina vuole ricominciare, sapendo di dover fare i conti con una vicenda che, qualsiasi verità processuale emerga alla fine, segna un prima e un dopo.
Gli operatori sono sotto pressione. Lo erano già. Perchè la pianta organica è sotto del 10%. Mancano 30 persone. Dieci medici, una quindicina di infermieri e 4 o 5 operatori sociosanitari.
Adesso si aggiunge il carico psicologico. Inevitabilmente.
In un clima blindato, torna a farsi sentire il sindaco. All’indomani, aveva già commentato la brutta storia delle 13 morti sospette nel reparto di rianimazione e dell’arresto di Fausta Bonino.
Oggi, di un ospedale morto anch’esso, Massimo Giuliani non vuol sentir parlare: «Non sono assolutamente d'accordo con questa visione. Villamarina è "nostra", si è sempre dimostrata ed è al servizio del territorio. Ha ancora moltissime potenzialità da estrinsecare».
Poche parole, sul solco delle dichiarazioni espresse dal direttore sanitario, Irio Galli. Che invita la popolazione ad avere fiducia: «Perchè la malasanità non c’entra niente».
Si fa sentire anche il sindacato. «Villamarina è viva e ricca di professionalità. Sopravviverà a questa situazione e anche a chi la vorrebbe più debole», afferma Paolo Camelli (Uil funzione pubblica). Che non ha dubbi: «Gli operatori non meritano di trovarsi in mezzo a questa bufera. Sul caso specifico non ho elementi. La magistratura faccia il suo percorso. Noi però abbiamo il dovere di mettere l’ospedale nelle condizioni di operare nella massima tranquillità».
Per questo ieri è partita la email agli indirizzi di Giuliani e dei dirigenti aziendali, in cui la Uil fuzione pubblica della Federazione di Livorno chiede la convocazione di un incontro urgente.
Camelli lo dice chiaro e tondo. La situazione organici sta precipitando. Non si è in grado di coprire turni di lavoro in area chirurgica, pronto soccorso, nei servizi infermieristici territoriali mentre in rianimazione non risultano carenze particolari.
«In quei reparti - sottolinea Camelli - si lavora in piena criticità, per questo occorrono interventi urgenti per ripristinare condizioni di sicurezza. Dobbiamo restituire la piena agibilità all'ospedale e ad un territorio che non si merita di essere messo alla gogna. Bisogna sostenere - prosegue il sindacalista - le centinaia di operatori che nonostante tutto si fanno carico del diritto alla salute dei cittadini. E’ indispensabile ricostruire un clima di serenità e di fiducia verso gli operatori. E dobbiamo farlo ora».
Già nel maggio scorso il sindacato aveva proclamato lo stato di agitazione segnalando il rischio di un pesante stress da lavoro provocato dall’insufficienza di personale, «tale da aumentare la possibilità di errori, malattie e infortuni».
Una situazione pesante per la stessa sicurezza dei pazienti, gravata dall’aumento della produttività che si registra in alcune aree. A partire dal pronto soccorso.
«Da allora - afferma Camelli - viste le continue inadempienza aziendali, siamo tornati in Regione ed il 28 gennaio abbiamo sottoscritto un impegno comune per attivare tavoli di presidio. Ora tutto va anticipato e con urgenza». Per il sindacalista, la strada della messa in sicurezza porta anche alla valorizzazione della professionalità dei dipendenti. E, contemporaneamente, al potenziamento della prevenzione, con un monitaraggio più efficiente su quanto avviene nei reparti. Senza aspettare mesi come risulta essere accaduto, invece, in questo caso.(v.p.)
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