La manifestazione
«Ora serve un nuovo cronoprogramma»
Le Rsu Aferpi sono soddisfatte dell’intesa sul forno elettrico e insistono sulla necessità di un accordo sugli ammortizzatori
PIOMBINO. Soddisfazione e ottimismo per l’accordo tra Issad Rebrab e la tedesca Sms Demag sull’acquisto del forno elettrico e del nuovo laminatoio. Consapevolezza che c’è ancora molto da fare. E una data davanti: prima colata il gennaio 2019.
La riunione del consiglio di fabbrica Aferpi è stata scandita da questi elementi. Alla fine, Rsu e segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno diffuso una nota.
Nelle prime righe, si parla di «un investimento fondamentale per il futuro dello stabilimento e per il territorio di Piombino e Val di Cornia, nonchè della Toscana e dell'Italia. Piombino vive e va avanti, i tempi saranno lunghi ma dovranno concludersi entro la durata degli ammortizzatori sociali».
Perchè, oltre ad ottenere l’indispensabile sostegno delle banche con cui concludere positivamente quello che non è ancora un contratto d’acquisto, c’è da scongiurare il rischio che le coperture non riescano a garantire tutti . Tanto che per i sindacati «diverrà obbligatorio fare un accordo con l'azienda per avere ogni lavoratore in solidarietà il 6 novembre 2016, data in cui tutti entreranno in Aferpi».
«L’intesa che sarà perfezionata dalla Sms Demag dovrà essere sostenuta da tutti e presentata anche alle banche per il suo finanziamento», prosegue la nota, in cui si sottolinea la necessità che, sia la presentazione dei progetti per le opere edili e urbanistiche, sia i relativi permessi, si concretizzino «in tempi certi, che consentano di colare acciaio entro e non oltre gennaio 2019».
Contestualmente, per i sindacati, dovranno essere presentati i progetti su logistica e agroindustriale. Perché è da quelli che dipende l’assorbimento totale degli occupati .
Altra mossa individuata, l’inizio dei corsi di formazione per i lavoratori delle imprese «in modo da cogliere le nuove offerte di lavoro legate agli investimenti di Cevital ma anche di altri imprenditori che vorranno insediarsi nelle aree lasciate libere dalla riconversione». Il sindacato ne è certo: «Ora si può partire per programmare il futuro. Dispiace, in realtà mica tanto, per chi era contro la rinascita di Piombino. Non solo gli industriali del nord ma anche soggetti locali. Andremo avanti perché questo risultato è stato ottenuto dalle lotte».
Ora, non resta che aspettare la convocazione al ministero per capire fino in fondo quelli che i sindacati definiscono dettagli. E, con quelli, conoscere «le nuove tempistiche del piano industriale, a cui dovrà seguire un nuovo cronoprogramma. Poi, ancora assemblee».
Al di fuori dei contenuti del documento, fonti sindacali quantificano in poche eccezioni i lavoratori che avrebbero rifiutato di passare in solidarietà. Si tratterebbe di persone che non vivono in zona e che, fuori per fuori dalla fabbrica, preferirebbero non rientrare ancora, evitando di pagare l’affitto.(v.p.)
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