Sicurezza
Solo poche ore al nido per il bambino malato
Il piccolo, affetto da un tumore cerebrale, frequenta l’asilo da settembre e fa progressi ma non ci sono soldi per pagare la maestra una mattina in più
DI CORNIA. Il bimbo ha 2 anni e vive in Val di Cornia con i genitori e la sorella maggiore. Ha subito sette interventi per un tumore cerebrale congenito, è idrocefalo e ha un ritardo motorio. Il piccolo, però, va anche all'asilo nido. Dallo scorso settembre. E in effetti il "però" non dovrebbe starci, visti i progressi che ha fatto da quando lo frequenta. L'aspetto migliore della sua storia è tuttavia anche il contesto dal quale nasce il suo problema, fatto di poche ore al nido rispetto a quante ne servirebbero. «Ci siamo accorti che qualcosa non andava quando mio figlio aveva 3 mesi - racconta la mamma, Francesca - Ha un tipo di tumore che non può essere trattato con terapie, ma esclusivamente rimosso tramite intervento. È stato così operato sette volte al Meyer e adesso resta un 5% di massa tumorale che non può essere tolta ma soltanto controllata attraverso una risonanza ogni 6 mesi, nella speranza che non cresca più fino all'età adulta, quando assumerebbe le caratteristiche di un tumore benigno». In mezzo a tante sofferenze, la giovanissima vita del bambino è continuata ad andare avanti fin quando a settembre ha iniziato ad andare in un asilo nido comunale della zona, gestito da una cooperativa. «Fosse stato per me non l'avrei iscritto, ma la Asl mi ha consigliato di farlo data l'importanza di frequentare bambini della sua età - spiega Francesca - Ed è stato un bene. Ha fatto molti progressi infatti da quando va al nido, anche a livello di logopedia. Ha imparato parole nuove, a mangiare da solo». Insomma, tutto bene. Oppure no? «Le condizioni con cui il piccolo è entrato al nido sono chiare - dice mamma Francesca - Parliamo di dieci ore settimanali, per le quali pago una retta di circa 60 euro mensili; lo porto all'asilo lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 9,15 alle 12,30, pranzo incluso, seguito dalla sua maestra, tra l'altro bravissima. Il problema sono le ore. Troppo poche. Anche l'istituto Stella Maris ha confermato i progressi fatti, affermando nella relazione redatta la necessità di aumentare a quattro i giorni di frequenza. Magari il giovedì, visto che il martedì deve fare fisioterapia». E questo è il problema.
«Ho provato a muovermi, sia con assistenti sociali che con il Comune, per portare a 13 ore settimanali il nido per mio figlio - racconta Francesca - mi hanno detto però che non si può fare; che aumentando di un giorno per lui, dovrebbero diminuire il numero dei bimbi. In sostanza, non ci sono soldi per pagare la maestra tre ore in più». L'unica alternativa prospettata a Francesca è l'iscrizione alla scuola statale materna: «Ho fatto l'iscrizione e la prossima settimana saprò se l'hanno accettato o meno - spiega la donna - In quel caso lo Stato garantisce 22 ore di sostegno; ma non è detto che riesca a entrarci. Spesso infatti gli alunni anticipatari restano fuori. In quel caso non ci resterebbe che continuare anche per il prossimo anno a 10 ore con il nido nel quale, ci tengo a sottolinearlo, ci troviamo benissimo». «Non ce l'ho con nessuno, tantomeno con le maestre che sono bravissime - dice Francesca - Voglio solo far conoscere un problema che potrebbe toccare anche altri bambini. Queste purtroppo sono le condizioni. Il mio bambino non può avere nel nido più di 10 ore, a svantaggio degli ulteriori progressi che potrebbe fare».
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