Il Tirreno

Giù le mani da chi scopre la storia

Alessandro De Gregorio

IL COMMENTO. Valorizziamo gli scavi, ma non vanno fermati

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BARATTI. Lì per lì pensavo di aver capito male. E invece era proprio così.

I renziani dell’associazione Costa Toscana Cambiaverso chiedevano proprio di smetterla, di non scavare più lungo il litorale di Baratti. A ribadire il concetto c’era quella frase tutta in maiuscolo: «Stop agli scavi lungo la spiaggia».

Ora, tutte le opinioni sono rispettabili ma questa mi pare proprio grossa: chiedere tout court di non scavare più a Baratti? Perché questo pretendevano i Cambiaverso, anche se il giorno dopo qualcuno ha provato a correggere il tiro parlando di «tentativo di aprire una riflessione».

Ma quel comunicato era chiarissimo, altro che riflessione… Tanto che anche ieri gli stessi scrivevano: «Ricoprire un cantiere archeologico con terra di riporto è come curare un tumore con l’aspirina». Invece chiudere quel cantiere cos’è, la cura del secolo? Ma ci rendiamo conto che il valore di quel golfo non si esaurisce con i pur superbi tramonti?

Baratti è uno spettacolo naturalistico e sì, avrebbe bisogno di maggiori cure. Un luogo magico che tutti noi dovremmo difendere (meglio) dalle mareggiate, dai nubifragi e da certi appetiti. Ma mica dagli archeologi. Se Baratti è Baratti, lo dobbiamo anche ai nostri nonni etruschi. E a chi, giorno dopo giorno, dissotterra pezzi di storia.

Facciamo in modo piuttosto di valorizzarli davvero, quei pezzi di storia. E magari studiamo altri sistemi antierosione. I cosiddetti sacconi hanno fallito. Ricacciare gli archeologi nella macchia sarebbe un fallimento anche peggiore.

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