Il Tirreno

«Crisi industriale drammatica, è l’ora di cambiare passo»

Allarme del sindaco Giuliani che elenca le cose fatte e soprattutto quelle che restano ancora da fare

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PIOMBINO. «Crisi industriale drammatica. E’ l’ora di cambiare il passo». L’allarme è del sindaco Massimo Giuliani ed è scandito da elementi diversi. A partite dal fatto che nelle prossime settimane circa 800 lavoratori dell'indotto perderanno il sostegno degli ammortizzatori sociali, che in Magona 160 dipendenti con contratti di solidarietà vedranno pesantemente ridimensionata la busta paga, e che in Aferpi c’è il problema di far coincidere i tempi del progetto industriale con le scadenze della Cigs, nel luglio 2019.

Di cose fatte ce ne sono state ma molte altre restano da fare, afferma in sostanza Giuliani, inserendo tra le prime il riconoscimento della città nelle aree di crisi complessa, e le opere portuali realizzate, «premessa per attrarre nuovi investimenti, da quelli della Cevital ai progetti della General Electric e del Consorzio che si propone di realizzare il polo per la demolizione di navi militari. La realizzazione del nuovo pontile è stata resa possibile, in tempi da record, grazie ai poteri affidati al commissario Enrico Rossi, che hanno indubbiamente consentito di semplificare le procedure. Non altrettanto è accaduto per il prolungamento della 398. Si diano a Rossi gli stessi poteri avuti sul porto».

«Le successive vicende che hanno riguardato la realizzazione della Tirrenica, di cui la 398 era considerata parte integrante, hanno completamente cambiato il quadro delle previsioni della legge e dei successivi accordi di programma. E' a questo punto necessario - dice ancora il sindaco - cambiare direzione e, come ha proposto Rossi, rivedere rapidamente l'accordo di programma del 2014, individuando senza indugi chi e con quali risorse fare la strada, tenendo conto anche della disponibilità dell'Autorità portuale a recepire il vecchio progetto, aggiornarlo e proporsi come stazione appaltante».

Giuliani ritiene che dibattito e azioni debbano essere ricondotte alle ragioni che indussero il governo a considerare il comprensorio area di crisi complessa. «Un provvedimento speciale, per essere efficace, non può viaggiare sui canali delle norme e delle procedure ordinarie. Questo - afferma - vale per la strada come per le questioni legate al costo dell'energia per le nostri grandi industrie e per gli ammortizzatori sociali. Non possiamo permettere che industrie storiche subiscano ulteriori ridimensionamenti. Sull'energia va ripristinata la capacità di concorrenza d'industrie oggi penalizzate». Il sindaco ricorda che all’atto della firma dell'accordo di programma, i soggetti erano tutti convinti che il complesso processo di riconversione industriale potesse andare avanti con tempi più rapidi. «Le demolizioni degli impianti dell'ex Lucchini, le bonifiche, la bretella per il porto, il polo di demolizioni navi e altri nuovi insediamenti - aggiunge - avrebbero potuto attutire una situazione sociale che stava evolvendo in modo drammatico, soprattutto per i lavoratori dell'indotto che nel breve termine non avranno possibilità di riessere assorbiti in nessun progetto di riconversione. Ci sono stati ritardi, a partire dal cronoprogramma del piano industriale Aferpi, ma non solo, che oggi impongono a tutti, privato e pubblico, un cambio di passo. Gli ammortizzatori non sono certo una soluzione che possa costituire un'alternativa alla costruzione di lavoro vero, ma nel caso di Piombino sono necessari strumenti che possano far coincidere i tempi della realizzazione dei nuovi investimenti con la scadenza di una protezione per migliaia di lavoratori. In questo senso ci sembra che l'iniziativa del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, di convocare una riunione degli amministratori dei comuni delle sette aree di crisi complessa, vada nella giusta direzione, ma solo se in quel contesto sarà possibile reperire nuove risorse e strumenti efficaci».

In uno scenario così complicato una speranza viene individuata dal possibile, imminente, contratto per i progetti esecutivi dell'acciaieria elettrica e del nuovo treno, «così come la previsione d'insediamento di nuove imprese. Un quadro cui si aggiungono le risorse reperite dall’Ap per il completamento delle opere portuali, in modo da consentire l'insediamento di General Electric e del Consorzio demolizioni navi. Il tempo è il duro nemico contro il quale combattere. Saranno ancora anni difficili, ma la ripresa deve trovare questo territorio vivo e in grado di reagire alle sfide future».

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