Il dolore
Accordo di programma, la resa dei conti
Bene fin qui solo gli investimenti sul porto, ora servono risposte concrete su energia, completamento della 398, bonifiche
PIOMBINO. Giovedì 17 al Mise si riunisce il Comitato esecutivo dell’Accordo di programma, col presidente Enrico Rossi, il sindaco Massimo Giuliani, i rappresentanti di tutti i ministeri coinvolti nella firma di quel documento che metteva 250 milioni per la ripresa industriale di Piombino ma fissava anche altri impegni: quelli ad esempio per un costo dell’energia congruo per tutta quella che venne definita area di crisi complessa (quindi anche per Magona) e per il completamento della 398, che due anni fa venne definita dal Governo questione di pochi mesi.
La riunione s’incrocia con l’approssimarsi della scadenza fissata dal sindacato, il 24 aprile, per il dentro o fuori di Cevital nell’acciaieria.
«Al comitato esecutivo dell’Accordo di programma – ha detto Rossi alla vigilia – porremo due questioni. Anzitutto chiederemo certezze sulla strada statale 398, elemento fondamentale per lo sviluppo dell’area, a fronte degli investimenti realizzati sul porto e di quelli di Aferpi. In secondo luogo sarà necessario definire la vicenda dei costi dell’energia, in modo da sostenere lo sviluppo, il rafforzamento e il consolidamento sul territorio della Magona».
Per Massimo Giuliani, sulla questione dell’energia, «si deve finalmente chiarire un punto: se cioè elementi fondamentali contenuti nell’Accordo di programma e riferiti al fatto che Piombino è area di crisi complessa possono andare oltre le previsioni di legge. Altrimenti, penso al caso dell’energia per Magona, è inutile fare delle previsioni sulla base di questo assunto e poi alla fine sentirsi dire invece che non si può perché la legge non lo prevede».
Per il resto il sindaco spiega che a Roma porrà l’accento su due questioni, «il problema degli ammortizzatori sociali scaduti o in scadenza per tante realtà, e la necessità di dar corpo ai piani di riqualificazione e formazione dei lavoratori dell’indotto».
Il bilancio dei due anni di Accordo di programma è dunque in chiaroscuro: bene sono andati e stanno andando gli investimenti sul porto, così come i bandi per le imprese (chiusi da poco, circa una quarantina di milioni di finanziamenti e incentivi i cui frutti si dovrebbero vedere nei prossimi mesi), nulla è stato fatto sulla 398, mentre i 50 milioni per le bonifiche, stanziati dal ministero dell’Ambiente, ancora non sono stati spesi e nonostante l’accelerazione del piano integrato pubblico-privato, sono previsti tempi molto lunghi per vedere il loro avviamento.
«Per il porto c’è ancora da fare – dice il commissario Luciano Guerrieri – ma l’impostazione dell’Accordo di programma ha prodotto importanti risultati. Ora va risolta la questione 398, il Governo deve rispettare gli impegni».
Il porto ha assorbito circa la metà dei finanziamenti pubblici legati all’Accordo di programma, ma obiettivamente l’Autorità portuale (che opera anche come stazione appaltante per la 398, con 16 milioni destinati alla realizzazione dello svincolo, gara entro giugno) ha lavorato con tale intensità da far sì che gli unici risultati al momento tangibili siano quelli legati alla realizzazione e all’ampliamento delle banchine: con un ulteriore dragaggio da 700mila metri si va verso il completamento dei lavori (fine 2017) per il piazzale da otto ettari destinati alla logistica industriale, dove dovrebbe trovare posto anche General Electric, poi ci sono i muovi spazi per il traffico crocieristico, che vedrà l’avvio in estate, e già in luglio il consorzio Saipem, San Giorgio del Porto e Fratelli Neri, potrà cominciare a operare sulle banchine destinate a demolizioni e refitting. Circa 500 posti di lavoro diretti a regime sono quelli attesi tra questo investimento e quello di General Electric.
Sulle bonifiche invece la previsione è di tempi lunghi, riferendosi a quelle finanziate con 50 milioni dal ministero dell’Ambiente e che riguardano la falda e i tombamenti.
Nulla è previsto infatti nell’Accordo di programma riguardo i flussi di materia, le ingenti quantità di rifiuti presenti nel cosiddetto Sin (siti di interesse nazionale ai fini delle bonifiche) e quelli pericolosi.
In particolare nessuno ha ancora chiarito chi pagherà la bonifica – imposta peraltro da un decreto – del cosiddetto Li53, dove insistono 300mila tonnellate di rifiuti industriali. In quella zona c’è un progetto di Rimateria per realizzare la discarica, ma in sostanza se non si libera quest’area al più presto non potranno esserci nuovi spazi per accogliere rifiuti provenienti dalla gran parte delle bonifiche. Servono 10-12 milioni, e Asiu ha già un progetto cantierabile per la bonifica. Considerando che già altri finanziamenti pubblici sono stati dirottati rispetto agli obiettivi inizialmente previsti, è possibile usare una parte di quei 50 milioni del ministero dell’Ambiente per un’opera considerata indispensabile e da realizzare in tempi brevi?
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