Il Tirreno

Serge Latouche, il padre della decrescita felice all'Elba

di Antonella Danesi
L'economista Serge Latouche
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L'economista Serge Latouche

La visita dell'economista e filosofo: "L'isola guardi oltre il turismo e sia autosufficiente"

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PORTOFERRAIO. Serge Latouche, il padre della decrescita felice è all’isola d’Elba. Economista e filosofo francese, professore emerito di scienze economiche all’Università di Parigi XI, ha articolato una prospettiva economica alternativa alla crescita illimitata e che proprio per l’inversione di tendenza che popone è denominata “decrescita”: da alcuni giorni si trova sulla nostra isola, in una pausa dagli incontri programmati in Toscana, dopo essere stato a Firenze per alcune conferenze ed in attesa di quelle che lo attendono a Livorno lunedì 14. Qui ha incontrato gli studenti a cui ha spiegato come sia necessaria un’inversione di tendenza, prima di tutto culturale, per fuggire dal consumismo estremo. Concetti che ha ribadito ai giornalisti nel corso di un incontro che si è tenuto all’hotel Airone di Portoferraio.

Invertire la rotta sembra un’utopia «ma la vera utopia è il neoliberismo – ha spiegato Latouche – il suo fallimento lo possiamo vedere tutti. Il libero scambio è come la libera volpe nel libero pollaio».
Teorico della decrescita felice, dell’abbondanza frugale («perché non esiste una vera abbondanza senza frugalità, se non si mette un limite ai bisogni non saremo mai soddisfatti») che servono a costruire una società solidale, punta ad una rivoluzione che si basa su tre cardini: riconvertire, ridurre, rilocalizzare.

E proprio su quest’ultimo punto si inserisce l’Elba già delimitata naturalmente e quindi capace di poter rappresentare un punto di partenza importante. «Sull'isola ci sono giovani che hanno progetti per tornare ad un’agricoltura a chilometri zero – ha commentato – si deve lavorare nel senso della più grande autonomia. Come diceva Keynes le idee devono circolare, non restare intellettualmente chiusi nell’isola, ma le merci lo devono fare il meno possibile e i capitali ancora meno. Con l’economia globalizzata abbiamo fatto esattamente il contrario e siamo diventanti più dipendenti gli uni dagli altri. Quando questa interdipendenza non può più funzionare perché ad esempio, non c’è più l’energia, dovremo tornare ad un modo paleolitico di sopravvivenza». E poi un ulteriore suggerimento.

«Molti pensano al dopo petrolio – ha spiegato Latouche – ma si deve pesare anche al dopo turismo». Come? «Non far dipendere tutto il funzionamento dell’isola da un turismo che per di più è concentrato solo in due mesi l’anno mentre si deve vivere tutto l’anno. Non possiamo basare tutto su questo. Naturalmente non si tratta di cambiare le cose dall’oggi al domani – termina – ma avere “un orizzonte di senso”. Questa è la parola chiave della decrescita: avere un orizzonte di senso».
 

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