Il Tirreno

Olio dalla Tunisia, boom d’importazioni Suvereto non ci sta

L’Ue dà l’ok a un’altra quota di 35mila tonnellate senza dazi Il sindaco Parodi: «Una mazzata per i produttori locali»

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SUVERETO. «Il Comune di Suvereto si mette dalla parte degli agricoltori. E dice no all’aumento delle importazioni dell’olio tunisino». È quanto afferma il vice sindaco e assessore all’agricoltura Jessica Pasquini in un accorato intervento relativo all’agricoltura locale.

Questa volta il Comune si schiera a fianco degli olivicoltori, penalizzati dal provvedimento dell’Unione Europea che prevede l’aumento delle importazioni dell’olio tunisino in Italia. L’Europarlamento ha infatti approvato l’accordo di aiuti alla Tunisia che comprende anche la quota aggiuntiva per l’importazione senza dazi nella Ue di 35.000 tonnellate in più l’anno di olio d’oliva nordafricano, che andrebbe ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia. «Pur condividendo gli obiettivi di solidarietà dell’Europa verso i Paesi in difficoltà – commenta il sindaco Parodi – si tratta di un favore alla lobby degli imbottigliatori, una mazzata ai produttori e un pericolo per i consumatori. Sconcerta il voto favorevole degli europarlamentari italiani, a partire da quelli del Pd».

La decisione del parlamento europeo va, secondo il Comune di Suvereto, contro il lavoro degli agricoltori, in un momento in cui l’olio extravergine di oliva italiano subisce già colpi pesanti provenienti dalla contraffazione e dalle frodi, e nonostante tutto si sta qualificando come prodotto di eccellenza anche al di fuori dei confini nazionali, con grande impegno dei nostri produttori. «Anche noi come amministrazione comunale siamo impegnati nella valorizzazione di questo prodotto – continua l’assessore all’agricoltura di Suvereto Jessica Pasquini – favorendo il rapporto diretto consumatore-produttore, promuovendo il prodotto sui mercati, organizzando convegni sulle proprietà nutrizionali e salutistiche».

La cattiva annata del 2014, secondo gli amministratori di Suvereto, aveva avuto almeno il merito di accendere i riflettori sull’olio evo e di mettere in guardia dai prezzi troppo bassi e dalla etichette ingannevoli. Nel 2015 la produzione è stata molto buona.

«Ma questi provvedimenti calati dall’alto rischiano di troncare le gambe al settore. La difesa del Made in Italy – conclude Pasquini – non dovrebbe avere colore politico e stare a cuore a tutti gli italiani. La risposta può venire solo dai territori, da una difesa delle produzioni locali e dalla filiera corta. Le aziende e i produttori che ci mettono la faccia sono l’unica garanzia per il consumatore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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