Il Tirreno

Elba ovest, via al dialogo sull’ipotesi fusione

di Luca Centini
Da sinistra Andrea Ciumei, Anna Bulgaresi, Gianni Anselmi e Lorenzo Lambardi
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Da sinistra Andrea Ciumei, Anna Bulgaresi, Gianni Anselmi e Lorenzo Lambardi

Lunedì sera l’incontro tra i sindaci: al vaglio la proposta di semplificazione. Andrea Ciumei è ottimista, molto più cauta la posizione di Anna Bulgaresi

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MARCIANA MARINA. Il percorso è iniziato. Ma, come ci si poteva aspettare, gli ostacoli non mancano e l’esito finale non è affatto scontato. Lunedì sera si è tenuto a Marciana Marina l’incontro tra i tre sindaci del versante occidentale Lorenzo Lambardi, Anna Bulgaresi e Andrea Ciumei, a cui ha partecipato il consigliere regionale Gianni Anselmi. Si è trattato di un primo vertice nel corso del quale i primi cittadini elbani hanno approfondito l’ipotesi di una fusione delle tre municipalità nel Comune unico dell’Elba occidentale.

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Nei giorni scorsi era stato il sindaco di Campo nell’Elba Lambardi a lanciare la proposta di semplificazione che consisterebbe nella suddivisione dell’isola in tre Comuni di versante che, per le scelte comprensoriali, dialogherebbero attraverso un’Unione dei Comuni elbana. Le necessità di semplificare l’assetto istituzionale dell’isola è evidente, basta guardare le disavventure sul contributo di sbarco, ma la faccenda è delicata e la strada da percorrere è lunga. «Si è trattato di un incontro interlocutorio – ha dichiarato il sindaco di Marciana Marina, Andrea Ciumei – abbiamo iniziato a confrontarci sugli aspetti concreti, sui vantaggi e sulle varie problematiche che la fusione comporterebbe. Il consigliere Anselmi ha ricordato quali sarebbero i vantaggi economici legati alla fusione: ovvero 250mila euro per ciascun Comune per cinque anni, a cui si potrebbero aggiungere dei fondi dallo Stato».  Ma il punto, secondo Ciumei, non è prettamente economico. «Abbiamo iniziato a ragionare sui risvolti sociali che implicherebbe la fusione, analizzando sia i vantaggi che i costi. Un esempio? Qualora le strade provinciali, con l’eliminazione di questi enti, passassero ai Comuni, ecco che ci troveremmo di fronte a costi di gestione importanti, che finirebbero per azzerare i vantaggi ottenuti con i contributi della Regione e dello Stato».

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L’ipotesi consiste nell’apertura di un percorso di informazione e partecipazione della cittadinanza in modo da decidere, entro il 2016, se avviare o meno le procedure di fusione dei tre Comuni (con un passaggio obbligato dal referendum). «I sindaci non vogliono la fusione? La prendo come una provocazione – assicura Ciumei – problemi come il blocco delle assunzioni e il pareggio di bilancio sono reali per i piccoli Comuni. Si tratta solo di analizzare i costi e i benefici dell’operazione, nel caso di una valutazione positiva sarebbe inutile restare arroccati».

Se Ciumei è ottimista, Anna Bulgaresi ha una posizione ben più cauta. «Ribadisco quello che ho sempre detto – non vado contro al concetto di base relativo alla fusione dei tre Comuni, ma non sono del tutto convinta. E comunque qualsiasi decisione dovrà passare al vaglio dei cittadini con un referendum. La gestione del versante occidentale con un solo sindaco può essere un’idea ma al tempo stesso un rischio. E le condizioni per Marciana potrebbero non essere favorevoli». Quella di Bulgaresi è una riflessione e non una chiusura, ma i suoi dubbi sono legati anche ai tempi prospettati nel corso dell’incontro. «Si pensa a una delibera da approvare entro il 2016, ciò vuol dire che in pochi mesi dovremo avere le idee chiare su cosa vogliamo fare, in modo da completare il percorso entro il 2017. Tutto questo facendo riferimento a un decreto del governo che dovrebbe essere approvato, ma di cui non c’è alcuna certezza».

Bulgaresi, in questa fase, preferisce restare in attesa delle mosse dei colleghi Lambardi e Ciumei. «Se andranno avanti per questa strada, deciderò cosa fare sulla base di ciò che i cittadini marcianesi riterranno più giusto».

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