Il dolore
Claris Appiani, le scuse di Giardiello
L’autore della strage del tribunale davanti ai genitori del giovane avvocato ucciso
RIO MARINA. «Non ha senso che io chieda perdono perché per quello che ho fatto chiedere perdono è poco, ma voglio che sappiano che sono sconvolto per quello che ho fatto». Lo ha detto ieri Claudio Giardiello in aula a Brescia, davanti ad alcuni parenti delle tre persone uccise un anno fa in Tribunale a Milano. Tra loro c’era Aldo Claris Appiani, in aula con l’avvocatessa elbana Cesarina Barghini e con la collega Simona Manzi. È il padre di Lorenzo Claris Appiani, l’avvocato milanese ma legato in modo strettissimo alla comunità di Rio Marina, che fu freddato un anno fa da un colpo di pistola sparato al petto da Giardiello, al palazzo di giustizia di Milano. La tragedia accaduta lo scorso aprile fu vissuta con grande partecipazione da Rio Marina, dove il giovane avvocato è stato sepolto accanto alla tomba del nonno elbano.
Le parole del killer del tribunale sono state accolte con freddezza dai parenti delle vittime (era presente anche la madre di Lorenzo, Alberta Brambilla). Ma con altrettanta freddezza è stata accolta dai familiari e dai legali di parte civile la decisione del gup di Brescia che ha aggiornato al prossimo 5 aprile l'udienza nei confronti di Claudio Giardiello, che ha ottenuto il rito abbreviato. Gli avvocati erano pronti a discutere la richiesta del rito abbreviato condizionato nei confronti di Giardiello, ma alcuni colleghi di parte civile hanno chiesto la citazione per responsabilità civile anche del datore di lavoro delle guardie giurate del tribunale di Milano. A quel punto il giudice dell’udienza preliminare ha dovuto scegliere se stralciare la posizione di Giardiello o se rinviare tutto ad un’altra udienza. Il gup ha optato per questa scelta, rinviando l’udienza al prossimo 5 aprile. Ma il rinvio è stato preso con preoccupazione dai familiari e dai legali delle vittime, dal momento che la carcerazione preventiva nei confronti di Claudio Giardiello scadrà appena tre giorni dopo dalla data dell’udienza. «In pratica – commenta l’avvocato elbano Cesarina Barghini – basta un contrattempo, un ulteriore rinvio e Giardiello sarebbe di nuovo a piede libero prima della decisione del giudice. È un rischio che si sarebbe dovuto evitare».
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