Il Tirreno

il ricordo

Addio "Signorina" Pacifici, indimenticabile maestra

Cristiano Lozito
LaLa maestra Maria Luisa Pacifici, seconda da sinistra, durante una premiazione
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LaLa maestra Maria Luisa Pacifici, seconda da sinistra, durante una premiazione

Seria e rigorosa, ha insegnato a tanti scolari ad affrontare la vita

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Se n’è andata Maria Luisa Pacifici, per tutti i suoi ex scolari semplicemente la “Signorina”. Ho sempre pensato che se faccio questo lavoro lo devo a lei, perché è lei che mi ha consegnato e insegnato a usare i “ferri del mestiere”, cioè le parole. Non lo dico per la tristezza di questo momento, ma perché è così: la “Signorina” è stata davvero una grandissima maestra, non mi ha insegnato solo la grammatica ma è riuscita anche a darmi quelle basi indispensabili dell’aritmetica (così si chiamava all’epoca) che il mio cervello respingeva.

Le ho voluto molto bene, anche perché è la prima persona fuori dalla famiglia che ha creduto fermamente in me, nelle mie qualità. Passava i miei temi ai colleghi, che spesso li rileggevano nelle loro classi. Non lo dico per vanteria, era roba semplice, ma certo all’epoca, a 9-10 anni, mi riempiva di orgoglio.
 

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Non era un tipo semplice, la mia maestra, ma un tipo di insegnante serio e rigoroso. E nemmeno era una donna portata a smancerie. Ma a gesti di grande umanità sì, ricordo quante volte mi ha portato a casa sua a pranzo (io felice, c’era il barboncino “Bitter”, i miei compagni lo ricorderanno) perché mia mamma stava male, sempre peggio purtroppo. E ricordo i pomeriggi a vendere nelle case i francobolli per l’Avis, che lei sosteneva con passione, prendendosi anche qualche porta sbattuta in faccia, primo approccio con le asprezze della vita.

Credo mi abbia pure sopravvalutato: lei pensava che sarei stato uno studente capace di grandi risultati, non è stato così e questo mi ha portato ad avere una sorta di disagio nei suoi confronti, convinto di averla profondamente delusa.

Spero almeno che qualche soddisfazione l’abbia avuta vedendo che mi son guadagnato onestamente da vivere con le parole, imparando a usarle come lei mi aveva insegnato. Sabato credo saremo in tanti dei suoi ragazzi a darle l’ultimo saluto. Ecco, mi vien da pensare che alle persone care bisognerebbe saper dire “Ti voglio bene” quando sono ancora tra noi.

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