Sicurezza
«Così renderemo il carcere più umano e accogliente»
I progetti per Forte San Giacomo annunciati dal direttore all’inaugurazione della sala colloqui appena ristrutturata
PORTO AZZURRO. Inaugurata ieri mattina la nuova sala colloqui dell'istituto carcerario di Forte San Giacomo. Alla cerimonia hanno preso parte il direttore Francesco D’Anselmo, il comandante del corpo della polizia carceraria Giuliana Perrini, l’ispettore Paolo D'Ascenzo, i funzionari del trattamento dei detenuti (ex educatori) Barbara Radice e Paolo Maddonni, il garante dei detenuti Nunzio Marotti, una rappresentativa del corpo di polizia, funzionari amministrativi e una delegazione di ristretti. A fare gli onori di casa lo stesso direttore.
«E’ poco più di sei mesi che dirigo questo istituto - ha detto D’Anselmo - è già si vedono i primi importanti segnali di cambiamento e di novità. Ma cogliere i primi significativi frutti della nostra conduzione bisognerà attendere almeno tre anni. Ma quello che è certo vogliamo cambiare in meglio l’istituto rendendolo più umano e accogliente». E il primo tassello è rappresentato da questo locale, rinnovato e ristrutturato in maniera conveniente, un ampio spazio destinato a ricevere le famiglie e un angolo anche per i bambini che accompagnato le madri in visita. C’è un angolo attrezzato per loro con libri, giochi e così via. Due servizi igienici, uno per le famiglie, l’altro per i ristretti. Non solo. Alle pareti ed esposti sui banchi i lavori eseguiti dai detenuti. Un quadro realizzato per ricordare il detenuto che recentemente si è tolto la vita in cella. Poi modellini di due piazze d’Italia più famose, la Basilica in piazza San Pietro a Roma e piazza dei Miracoli a Pisa.
«La nostra maggiore aspirazione - ha detto il garante dei detenuti, Nunzio Marotti - sarebbe quella di vedere accolta la richiesta di esporre questi lavori dei detenuti in una bacheca nella sala centrale della stazione ferroviaria di Pisa. Abbiamo inviato la domanda, ora aspettiamo una risposta».
Presente anche il detenuto autore della composizione delle opere. Sono stati impiegati oltre 400mila stuzzicadenti per completare il tutto, quattro mesi di lavoro dedicando all’esecuzione del complesso monumentale sette/otto ore al giorno. «Ora è bello - ha continuato il garante - dare visibilità a questi lavori e condividerli all’esterno».
Un altro importante tassello a favore del recupero del carcerato è la Carta del detenuto, un importante vademecum dove è registrata giorno per giorno la vita che si conduce all’interno di Forte San Giacomo, insieme alle nuove normative di legge e disposizioni carcerarie. E’ in diverse lingue e ne sono stati consegnati alcune copie in arabo, cinese, albanese e naturalmente italiano.
«Abbiamo molti progetti in cantiere - ha continuato il direttore - per rendere il carcere più umano. Pensiamo ad aprire una falegnameria anche fosse a disposizione delle esigenze della comunità elbana; poi un laboratorio di ciabattino, insomma ripristinare una serie di attività di artigianato cadute in disuso ma che oggi tornano di moda. Il nostro obiettivo principale - ha concluso D’Anselmo - è quello di non togliere la speranza al detenuto di uscire, una volta scontata la pena».
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