Il Tirreno

IL VERBALE DEL MINISTERO

Azzi: sì all’agroalimentare ma va spostato il treno rotaie

I due mesi scarsi che separano dall’ultimatum dettato dal sindacato e nei quali Aferpi ha promesso di dar via agli investimenti, sono come il finale di una partita di poker. I giocatori hanno le carte in mano, chi subisce l’ultimo rilancio (che nella metafora equivale a un altro rinvio) se vuole intascare il piatto ha solo un sistema: andare a vedere. Insomma, la strada imboccata da Fim, Fiom e Uilm a questo punto non ha alternative. Il sindacato ha spinto per una soluzione che salvasse tutti gli ex lavoratori Lucchini (1400 sono al lavoro e comunque gli altri saranno riassunti entro il 6 novembre, gli ammortizzatori scadranno fra tre anni) e ora può solo verificare gli impegni presi dall’azienda sulle date. Sul versante istituzionale può lavorare invece solo per chiedere sostegno con l’allungamento degli ammortizzatori sociali in modo da agganciarsi ai tempi lunghi dei progetti contenuti nell’Accordo di programma. Perché ieri il sindacato ha detto in modo chiaro che un piano B non esiste, e che se qualcuno pensa ancora al salvataggio delle acciaierie da parte dello Stato è un illuso, come il caso Ilva testimonia con chiarezza ogni giorno di più. Un fatto è certo, l’allungamento dei tempi nel progetto complessivo di Aferpi (il piano dell’agroalimentare nella zona dove ora c’è il treno rotaie, slitterà in automatico come minimo al 2020) rende sempre più drammatica la situazione dell’indotto, e pone come indispensabile la velocizzazione di tutto quanto è previsto nel quadro di una reindustrializzazione che contempli anche progetti diversificati. Positivo allora lo spostamento deciso dalla Regione di una parte dei fondi Fas, 12 milioni, a sostegno dello sviluppo del porto (ma non era evidente che quel bando era poco appetibile per le piccole e medie imprese?), nell’attesa che al prossimo Comitato esecutivo dell’Accordo di programma, il 17 marzo, arrivi finalmente la notizia di un impegno concreto del Governo sulla 398. Sulle bonifiche invece, dove la viceministro Bellanova giura che ci saranno «tempi rapidi», la sensazione è che di tempo ne servirà ancora e su questo il Governo deve fare di più, visto che si tratta di un campo dove l’indotto potrebbe trovare un minimo sollievo. Gli accordi sui semiprodotti, il successo della gara con Rfi, fanno pensare che Issad Rebrab voglia giocare fino in fondo la partita. Tutto il resto però, dai problemi in patria ai continui rinvii nelle scelte e negli investimenti, ha contribuito a consumare la fiducia che si era conquistato. Ora tocca a lui fare chiarezza, con i fatti, in un senso o nell’altro. Perché il tempo degli annunci è finito.

PIOMBINO. Il verbale dell’incontro di martedì al Mise, redatto dal Governo, consente di avere termini più precisi sulle posizioni espresse dall’azienda. «Il dottor Azzi – si legge nel verbale – ha...

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I due mesi scarsi che separano dall’ultimatum dettato dal sindacato e nei quali Aferpi ha promesso di dar via agli investimenti, sono come il finale di una partita di poker. I giocatori hanno le carte in mano, chi subisce l’ultimo rilancio (che nella metafora equivale a un altro rinvio) se vuole intascare il piatto ha solo un sistema: andare a vedere.

Insomma, la strada imboccata da Fim, Fiom e Uilm a questo punto non ha alternative. Il sindacato ha spinto per una soluzione che salvasse tutti gli ex lavoratori Lucchini (1400 sono al lavoro e comunque gli altri saranno riassunti entro il 6 novembre, gli ammortizzatori scadranno fra tre anni) e ora può solo verificare gli impegni presi dall’azienda sulle date.

Sul versante istituzionale può lavorare invece solo per chiedere sostegno con l’allungamento degli ammortizzatori sociali in modo da agganciarsi ai tempi lunghi dei progetti contenuti nell’Accordo di programma. Perché ieri il sindacato ha detto in modo chiaro che un piano B non esiste, e che se qualcuno pensa ancora al salvataggio delle acciaierie da parte dello Stato è un illuso, come il caso Ilva testimonia con chiarezza ogni giorno di più.

Un fatto è certo, l’allungamento dei tempi nel progetto complessivo di Aferpi (il piano dell’agroalimentare nella zona dove ora c’è il treno rotaie, slitterà in automatico come minimo al 2020) rende sempre più drammatica la situazione dell’indotto, e pone come indispensabile la velocizzazione di tutto quanto è previsto nel quadro di una reindustrializzazione che contempli anche progetti diversificati. Positivo allora lo spostamento deciso dalla Regione di una parte dei fondi Fas, 12 milioni, a sostegno dello sviluppo del porto (ma non era evidente che quel bando era poco appetibile per le piccole e medie imprese?), nell’attesa che al prossimo Comitato esecutivo dell’Accordo di programma, il 17 marzo, arrivi finalmente la notizia di un impegno concreto del Governo sulla 398. Sulle bonifiche invece, dove la viceministro Bellanova giura che ci saranno «tempi rapidi», la sensazione è che di tempo ne servirà ancora e su questo il Governo deve fare di più, visto che si tratta di un campo dove l’indotto potrebbe trovare un minimo sollievo.

Gli accordi sui semiprodotti, il successo della gara con Rfi, fanno pensare che Issad Rebrab voglia giocare fino in fondo la partita. Tutto il resto però, dai problemi in patria ai continui rinvii nelle scelte e negli investimenti, ha contribuito a consumare la fiducia che si era conquistato. Ora tocca a lui fare chiarezza, con i fatti, in un senso o nell’altro. Perché il tempo degli annunci è finito.

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di Redazione web