Il Tirreno

«Aferpi dia garanzie entro il 24 aprile o noi diciamo stop»

di Cristiano Lozito
«Aferpi dia garanzie entro il 24 aprile o noi diciamo stop»

Tesa assemblea: Fim, Fiom e Uilm fissano la scadenza e chiedono un allungamento degli ammortizzatori sociali

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PIOMBINO. Se Aferpi fissa alla fine di marzo la data in cui «contrattualizzerà l’acquisto del forno e del treno rotaie», arriva una nuova scadenza, stavolta da parte del sindacato: il 24 aprile _ due anni esatti dallo spegnimento dell’altoforno Lucchini _ è la data ultima che Fim, Fiom e Uilm sono disposti ad attendere per la concretizzazione degli impegni che l’azienda ha ribadito anche martedì scorso al Mise: «Vogliamo verificare e scoprire tutte le carte – sono le conclusioni dell’assemblea contenute in un comunicato sindacale, che sintetizza le indicazioni votate all’unanimità – ma se ciò non avvenisse per noi il tempo è scaduto e riteniamo che il 24 aprile, a due anni dalla fermata dell’altoforno, sia la data ultima per sapere se si colerà acciaio a Piombino. Se entro quella data non saranno presentate tutte le garanzie necessarie è chiaro che il progetto Aferpi non avrebbe più le condizioni di andare avanti. Il sindacato – è la conclusione – non siederà più ai tavoli di confronto e chiederà al Governo di trovare soluzioni che garantiscano la ripresa produttiva e la piena occupazione».

Nell’affollata assemblea di ieri al Phalesia, svolta in un clima teso e conclusa con un documento votato all’unanimità e una rissa sfiorata tra esponenti di Minoranza sindacale e del sindacato, Fim, Fiom e Uilm hanno pure lanciato una nuova proposta, legata all’ovvio timore che anche nella migliore delle ipotesi lo slittamento dei tempi di attuazione del piano industriale di Aferpi lasci scoperti dagli ammortizzatori sociali una parte dei lavoratori.

Il sindacato ritiene dunque «che tutti i lavoratori assunti entro e non oltre il 6 novembre 2016 debbano essere obbligatoriamente messi dentro le liste del contratto di solidarietà con l’obiettivo di avere ammortizzatori sociali economicamente più favorevoli e di più lunga durata, anche oltre il 30 giugno 2019, fino al completamento dell’intero piano di investimenti».

Ha giocato a carte scoperte il sindacato, spiegando in apertura col segretario della Fiom Luciano Gabrielli «che c’è solo una strada da percorrere, quella di andare a vedere le carte di Aferpi, perché è chiaro che il forno elettrico è la base su cui si costruisce tutto il resto, senza il forno non ci sarà nulla. Ma è evidente anche – ha proseguito – che la data simbolica che poniamo, quella del 24 aprile, è quella dove se non ci sarà l’impegno concreto dell’azienda sarà arrivato il momento di dire basta. Non abbandoniamo questo progetto, ma ora Rebrab deve mettere i soldi, se no il percorso è finito».

Posizione, quella espressa da Gabrielli, contestata da “Minoranza sindacale”, che con Paolo Luppoli «ha definito l’ultimo incontro del Mise «un fallimento. Allora bisogna fermare l’orologio, e lottare perché questi otto mesi persi non contino sui tempi previsti per gli ammortizzatori sociali. E che i due anni di impegno al mantenimento dell’occupazione scattino dal momento in cui entrerà in funzione il forno elettrico».

Tesi ripresa da Paolo Francini, secondo cui «siamo di fronte a una truffa, ed Enrico Rossi dovrebbe vergognarsi di fare dichiarazioni secondo cui tutto procede secondo i tempi stabiliti. Non possiamo più aspettare, ora servono scioperi e manifestazioni, dobbiamo pretendere un piano nazionale della siderurgia».

Graziano Martinelli, rsu Fiom, ha illustrato le incertezze dell’azienda al tavolo del Mise, ed espresso grande preoccupazione, anche se «pensando a come siamo partiti nella discussione si può dire che è stato un incontro positivo. Oggi diamo noi la data ufficiale, il 24 aprile, quando si capirà una volta per tutte se l’azienda è affidabile o meno».

A ribadire «che se cade il progetto Aferpi c’è il nulla», è stato Fausto Fagioli, segretario Fim, fermo nel rivendicare il ruolo del sindacato in questa lunghissima vertenza: «Ricordo a tutti – ha detto – che quando iniziò la trattativa con Aferpi, dal conto finale mancavano 360 lavoratori, e il sindacato ha lavorato con successo per tenere tutti dentro questo progetto. I tempi si dilatano, dobbiamo lavorare per l’allungameno degli ammortizzatori sociali, in modo da agganciarli ai tempi in cui si realizzeranno i progetti».

Vincenzo Renda, segretario della Uilm, ha riferito la sua convinzione che «il Governo martedì ha mostrato un impegno rafforzato. A novembre tutti i lavoratori ex Lucchini saranno dentro, dobbiamo andare avanti per verificare gli impegni di Rebrab e premere col Governo per realizzare le previsioni dell’Accordo di programma che deve dare risposte all’indotto».

Mauro Faticanti, coordinatore nazionale della Fiom per la siderurgia, ha demolito le convizioni di chi spera, in caso di fallimento del progetto Cevital, in un intervento dello Stato a Piombino: «Rebrab deve frugarsi – ha detto – perché il tempo delle chiacchiere è finito. Ma è bene si sappia che se questo progetto non va in porto, non c’è la fila di acquirenti per le acciaierie... L’intervento dello Stato a Taranto è stato tale che porterà a una svendita dell’Ilva. E qui, se le cose andassero male, semplicemente arriverebbe un altro commissario».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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