Il Tirreno

Campiglia, il Comune non riesce a risolvere l’emergenza casa

L’assessore Ticciati risponde sulla vicenda dei due invalidi e sulla situazione generale. Si punta sulla coabitazione

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CAMPIGLIA. La situazione è da anni la stessa: il Comune non riesce a soddisfare le tante richieste di alloggio popolare. Lo ha ribadito l’assessore al sociale Alberta Ticciati, chiamata in causa anche dal recente appello di Annunziata Balestra, 61 anni, ed Ezio Scifoni, 68, la coppia di invalidi che da sabato è bloccata in casa: senza più un’auto (pignorata per i problemi arrivati col fallimento della ditta di famiglia a causa della crisi) e per via di seri problemi di salute, non possono fare a piedi le centinaia di metri della ripidissima strada privata in fondo a cui abitano, per recarsi in paese per spesa e servizi, e fuori paese per visite mediche e terapie. Alla richiesta di un’auto vecchia, in prestito per qualche mese fino al trasferimento in un altro appartamento, né Comune, né associazioni né privati hanno risposto.

«L’amministrazione così come i servizi sociali hanno fatto e fanno tutto il possibile per andare incontro a questa coppia - dice Ticciati - ma ci sono questioni di privacy delle quali la coppia può non tenere conto, ma un’amministrazione deve farlo anche se loro sembrano molto propensi a farsi pubblicare sui giornali».

A giugno, a oltre un anno dallo sfratto, Annunziata ed Ezio entreranno in un alloggio popolare, primi in graduatoria. Ma sono tante le altre famiglie in attesa che non si sa quando potranno essere sistemate. L’ultima graduatoria del 2014 è formata da 100 domande, così come quella precedente. Come già spiegato dall’assessore, gli alloggi popolari già assegnati potrebbero liberarsi imprevedibilmente per vari motivi, permettendo così nuove assegnazioni, ma per questo non è possibile sapere quante istanze potranno essere soddisfatte. Fatto sta che negli ultimi anni la domanda di abitazione supera le possibilità esistenti e rimane consistente. E il quadro è sempre lo stesso: non ci sono case disponibili, né ne verranno costruite. E quelle in via delle Scale, prima utilizzate per l’emergenza abitativa, saranno messe in vendita perché l’amministrazione non può garantirne la manutenzione periodica: quanto costerebbe al Comune farla?

«Il motivo della vendita non è solo quello della manutenzione periodica - spiega l’assessore - difficile peraltro da quantificare perché un vecchio immobile può avere degli imprevisti che emergono solo al momento dei lavori. La finalità della vendita è anche quella di liberare risorse da investire in un più ampio progetto di utilità sociale, come per esempio quello del cohousing».

Relativo infatti al cohousing è un bando attraverso cui il Comune vuole realizzare una struttura di coabitazione per accogliere, in maniera provvisoria, singoli e famiglie in difficoltà. Un progetto su cui l’amministrazione punta da tempo, e la cui realizzazione dipende tuttavia dalla possibilità di vendere patrimonio comunale. Quanto costerà comprare l’immobile offerto nel bando? Una stima di quanto l’amministrazione può spendere dovrebbe esserci: «Il bando per il cohousing, scaduto l’11 febbraio, ha ricevuto una sola offerta. Nelle prossime settimane il Comune procederà alla gara per dar seguito all’acquisto. La procedura è però legata alla vendita di un immobile comunale che in questo periodo è occupato da persone in cerca di un alloggio in affitto, e dal momento che lo troveranno il Comune potrà vendere, e se la gara andrà bene si potrà acquisire l’immobile da destinare alla coabitazione».

Annalisa Mastellone

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