Il Tirreno

il commento

Magona, il paradosso che aggrava la crisi

Cristiano Lozito

Consuma meno dei competitor ma paga tre volte più cara l'energia

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Magona, fabbrica piombinese con 125 anni di storia, dopo essere passata da varie mani (Lucchini, Usidopo essere passata da varie mani (Lucchini, Usinor) da 10 anni fa parte del gruppo Arcelor Mittal, colosso mondiale del settore.

Pur stretta dalla crisi planetaria del settore siderurgico, è riuscita a mantenere il suo mercato nel settore dei laminati piani zincati e preverniciati, continuando a servire importanti aziende (tra gli altri, nomi importanti nei settori della produzione di auto ed elettrodomestici), clienti attratti dalla qualità del prodotto piombinese.
Ridotta a 514 dipendenti (poco meno di un terzo sono in “solidarietà”), da anni lotta ad armi impari con i suoi concorrenti, italiani e stranieri: Magona infatti paga l’energia un prezzo più o meno tre volte più alto dei suoi competitor.

Il paradosso è che Magona paga molto più cara l’energia perché ne usa meno dei concorrenti, ai quali sono concessi benefici per gli investimenti green, e sgravi riservati ai grandi consumatori, così che con le tasse (il loro peso è intorno al 55 per cento del costo finale) in pratica ripiana allo Stato gli “sconti” di cui godono i competitor: Magona cioè paga l’energia 122 euro a megawatt ore contro i 40-45 dei concorrenti, e di questa somma il costo vero è di 55 euro a Mwh, il resto sono tasse.

Si può dire che come altre aziende anche Magona avrebbe potuto fare degli investimenti nella cosiddetta energia pulita, ma è vero anche che si tratta di investimenti particolarmente onerosi da immaginare in un periodo di grande crisi per uno stabilimento di medie dimensioni, pur inserito nella mega galassia Mittal.

Proprio la realtà contingente di Mittal, che a lungo ha guardato all’acquisto dell’Ilva di Taranto (ma il suo interesse si è via via affievolito), e che ha vissuto un annus horribilis, con perdite tali da rendere necessaria una ricapitalizzazione da tre miliardi di euro, fanno temere a Piombino che alla fine il multimiliardario Lakshmi Mittal si stanchi di Magona.

In questo quadro il costo dell’energia ha un peso molto importante nel futuro di Magona: l’azienda da due anni ha in corso negoziati col Governo per una riduzione del prezzo e se la richiesta di un prezzo uguale per tutti non ha sfondato, la speranza era quella che l’inserimento di Piombino nelle aree di crisi complesse portasse a dei risultati. Il Governo ha fin qui disatteso gli impegni a trovare una soluzione, inseriti nell’Accordo di programma del 2014. Ma Piombino, già alle prese con la faticosa ricostruzione della ex Lucchini, non può permettersi un’altra batosta.
 

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