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I genitori non pagano e i bimbi non giocano

I genitori non pagano e i bimbi non giocano

SALIVOLI. Il Salivoli Calcio applica la linea dura nei confronti dei genitori che non sono in pari con le quote sociali dei propri figli e lo fa, con regolamento alla mano, non convocando alle...

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SALIVOLI. Il Salivoli Calcio applica la linea dura nei confronti dei genitori che non sono in pari con le quote sociali dei propri figli e lo fa, con regolamento alla mano, non convocando alle partite ufficiali i giovani giocatori non in regola con i pagamenti. «In realtà la notizia non è un problema per noi, ma soltanto un effetto, a dire il vero molto marginale, della nuova gestione societaria a partire dalla mia carica di presidente – spiega Alessandro Bezzini, numero uno del Salivoli ormai da due stagioni, dopo aver preso il posto dell’ex presidente Gilberto Allori – Purtroppo la precedente gestione era decisamente troppo permissiva e la percentuale di persone non paganti altissima. Con il mio arrivo è stato redatto un regolamento su vari aspetti, pagamenti compresi». Un regolamento accolto positivamente dalla maggior parte dei genitori, ma non da tutti. «La quota sociale è di 240 euro – afferma Bezzini – Il 50% va pagato entro fine settembre, il resto entro fine dicembre, anche se abbiamo prorogato sino a febbraio inoltrato. L’anno scorso abbiamo agito attraverso solleciti, avvisi e quant’altro; adesso però la misura è colma, e con chi fa il furbo abbiamo deciso di avere il pugno di ferro, non convocando per le gare ufficiali i figli di chi non paga. Avrei potuto allargare il discorso anche agli allenamenti, che invece concediamo». «Tengo a precisare che non voglio creare un’azienda con il Salivoli – continua Bezzini – e che il nostro contributo sociale lo diamo sempre dividendo tra chi ha effettivamente problemi economici e chi invece, pur non essendo indigente, fa orecchie da mercante. Per chi si dimostra in reale difficoltà ma intenzionato a pagare, magari a rate, nella maniera in cui gli è possibile, c’è la massima apertura; diversamente per gli altri, che fortunatamente sono pochi». Si parla di una cifra sotto il 10% su 170 ragazzi, a partire dai 6 anni di età. «Per una società come la nostra, le quote sociali sono una parte importantissima per sopravvivere. E non è più tollerabile un eccessivo permissivismo, ingiusto tra l’altro nei confronti di chi paga regolarmente. A ogni modo, con questo nuovo regolamento, pur persistendo alcuni casi, c’è stato un sensibile miglioramento».

Francesca Lenzi

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